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Vi ho amato abbastanza figli miei…

Vi ho amato abbastanza figli miei...Vi ho amato abbastanza figli miei…
Vi ho amato abbastanza, da chiedervi dove andavate , con chi e a che ora sareste tornati a casa.
Vi ho amato abbastanza da darvi fastidio e starvi addosso, per due ore, mentre mettevate in ordine la vostra stanza, un lavoro che avrebbe preso a me solo 15 minuti…
Vi ho amato abbastanza da lasciarvi intravedere nei miei occhi, la mia collera, delusione e lacrime…
Anche i figli devono capire che non siamo perfette…
Vi ho amato abbastanza da lasciare che vi prendeste la responsabilità delle vostre azioni, anche se spesso le punizioni mi spezzavano il cuore…
Vi ho amato abbastanza da dirvi “NO” anche se sapevo che mi avreste odiata per questo..
Queste sono state le battaglie più difficili per me.
Però sono contenta di averle vinte.
Perché alla fine avete vinto anche voi,rendendomi orgogliosa di essere vostra madre.
E un giorno o l’altro, quando i vostri figli saranno sufficientemente grandi per capire la logica che motiva i genitori, voi gli direte :
vi ho amato abbastanza da fare tutto quello che ho fatto per voi.
E. I.
Fonte: web

Papà, posso farti una domanda?

bimbo soldi
Papà, posso farti una domanda?

Figlio: “Papà, quanti soldi guadagni in un ora?”

Papà: “Non sono affari tuoi. Perché mi fai una domanda del genere?”

Figlio: “Volevo solo saperlo. Per favore dimmelo, quanti soldi guadagni in un ora?”

Papà: “Se proprio lo vuoi sapere, guadagno $100 in un ora” Figlio: “Oh! (con la testa rivolta verso il basso)

Figlio: “Papà, mi presteresti $50?” Il padre si infuriò.

Papà: “La sola ragione per cui me lo hai chiesto era per chiedermi in prestito dei soldi per comprare uno stupido giocattolo o qualche altra cosa senza senso, adesso tu fili dritto per la tua stanza e vai a letto. Pensa al perché stai diventando così egoista. Io lavoro duro ogni giorno per questo atteggiamento infantile. Il piccolo bambino andrò in silenzio nella sua stanza e chiuse la porta. L’uomo si sedette e diventò ancora più arrabbiato pensando alla domanda della ragazzo. Come ha avuto il coraggio di farmi una domanda simile solo per avere dei soldi? Dopo un ora o poco più, l’uomo si calmò, e cominciò a pensare. Forse c’era qualcosa di cui aveva davvero bisogno di comprare con $50, non chiede dei soldi molto spesso. L’uomo andò nella stanza del piccolo bambino e aprì la porta.
Papà: “Stai dormendo, figlio?”
Figlio: “No papà, sono sveglio”.
Papà: “Stavo pensando, forse sono stato troppo duro con te prima. È stato un giorno faticoso per me oggi e mi sono scaricato su di te. Questi sono i $50 che mi hai chiesto”. Il piccolo bambino si sedette subito e cominciò a sorridere.

Figlio: “Oh, grazie papà!” Dopo, da sotto il suo cuscino ha tirato via delle banconote stropicciate. L’uomo vide che il bambino aveva già dei soldi e iniziò ad infuriarsi di nuovo. Il piccolo bambino iniziò lentamente a contare i suoi soldi, e dopo guardò il padre.
Papà: “Perché vuoi altri soldi se ne hai già”?
Figlio: “Perché non ne avevo abbastanza, ma adesso si”.
“Papà, ho $100 adesso. Posso comprare un ora del tuo tempo? Per favore vieni prima domani. Mi piacerebbe cenare con te.”

Il padre rimase impietrito. Mise le sue braccio attorno al suo bambino e lo implorò di perdonarlo.

Questo è solamente una storia per ricordare a tutti voi che non bisogna sempre lavorare così duramente nella vita.

Non ci rendiamo conto che il tempo ci scivola via tra le dita senza averne speso un po’ con le persone più importanti della nostra vita, quelle vicino ai nostri cuori.

Ti ricorderai che $100 valgono il tuo tempo con la persona che ami?

Se noi morissimo domani, la società per cui lavoriamo ci potrà facilmente sostituire in qualche giorno.

Ma la famiglia e gli amici che ci lasciamo dietro sentiranno la mancanza per il resto delle loro vite.

E inizia a pensarci, noi mettiamo tutto ciò che abbiamo sul lavoro piuttosto che sulla nostra famiglia.

Alcune cose sono più importanti. Rifletti.

Fonte: web

Siamo tutti campioni

Siamo tutti campioni

Siamo tutti campioni

Mio padre me lo diceva tutti i giorni almeno una volta e, sentendoglielo dire, io stavo bene. Solitamente, lo diceva al mattino, prima di iniziare la giornata, in modo da darmi una buona dose di fiducia. La domenica, invece, lo diceva prima di pranzo, per farmi capire che la mia presenza a tavola ed in famiglia era importante.

Certo, non ero un giocatore di un’importante squadra di calcio, non ero uno studente modello e non avevo molto successo con le ragazze, eppure mio padre era sempre pronto a chiamarmi Campione.

Sapevo che tutti i padri chiamano i figli allo stesso modo, anche se non c’è alcun vero motivo, ma non mi importava. Mi sentivo speciale. Quella parola mi proteggeva principalmente da me stesso e dagli errori che potevo commettere, perché crescendo ne ho fatti tanti di errori, eppure mio padre continuava a darmi fiducia.

Col tempo, mi convinsi che avrei concluso qualcosa di buono nella vita, altrimenti perché meritavo tanto affetto? Non ambivo a diventare una persona famosa o esageratamente ricca, ma credevo che sarei riuscito ad ottenere una laurea ed un buon lavoro. Mi aspettavo di non trovare grandi difficoltà e che non avrei dovuto impegnarmi troppo per raggiungere i risultati che desideravo. Invece, la vita è stata difficile. I miei genitori non avevano molti soldi ed io mi sentivo diverso da tutti gli altri ragazzini che a differenza mia indossavano bei vestiti e abitavano in grandi case. A scuola, avevo difficoltà a concentrarmi e non riuscivo mai ad ottenere bei voti. Alle superiori mi hanno anche bocciato, e dal liceo sono dovuto passare ad un istituto tecnico. Poi venne la crisi economica e trovare lavoro divenne quasi impossibile.

Oramai sono passati tanti anni da quando ero un bambino, ma i miei genitori continuano a credere in me.

Quando avevo trent’anni, vivevo in un piccolo appartamento di due stanze. Facevo l’operaio in una fabbrica per mille euro al mese. Non mi mancava da mangiare e riuscivo a pagare le bollette, ma non potevo permettermi un’auto.

Io volevo di più.

Le mie speranze si erano infrante e credevo che, per tutta la vita, mio padre non avesse fatto altro che prendermi in giro e fu proprio su di lui che sfogai la mia rabbia e la mia frustrazione. Una sera andai a casa sua e gli dissi che mi aveva fatto credere di essere una persona speciale. Mi aveva illuso ed ormai era tardi per rendersene conto. Rimase male nel sentire quelle parole e da quella sera lo incontrai di rado.

Dopo cinque anni, continuavo a lavorare nella stessa fabbrica e vivevo nello stesso appartamento, sapendo che vi sarei rimasto per il resto della mia vita.

Ad interrompere la mia monotonia ci pensò un macchinario della fabbrica che iniziò a funzionare male. I dirigenti pensarono di dover chiamare un tecnico esterno per ripararla, ma io dissi loro che ero capace di aggiustarla, che era uno strumento abbastanza vecchio e che a scuola mi avevano insegnato come applicare una corretta manutenzione. I miei capi rimasero molto colpiti e mi lasciarono riparare la macchina.

Qualche giorno dopo mi dissero che avevano controllato la mia produttività e che ero uno dei loro migliori dipendenti. Mi offrirono quindi una promozione a capo-reparto ed un aumento di stipendio di duecento euro. Era una buona offerta ed io ne fui felice. Dopotutto, avevo ottenuto qualcosa di buono.

I miei nuovi compiti comprendevano il funzionamento dei macchinari e la responsabilità sulla produzione di altri dipendenti. E svolsi bene i miei incarichi perché, dopo qualche mese, i dirigenti mi dissero che in un paio di anni si sarebbe liberato un posto come capo-produzione ed io ero il miglior candidato.

Finalmente, qualcosa andava bene ed io mi sentivo più felice.

Tornai da mio padre, che non vedevo da qualche mese, per chiedergli scusa e dire che avevo sbagliato a colpevolizzarlo per i miei insuccessi. Lui mi disse che non era arrabbiato, anzi, riusciva a capire i motivi dei miei comportamenti. Il rapporto con lui migliorò molto.

Adesso lo so e riesco ad ammetterlo: io non sono un campione. Nella vita, però, avrò sempre l’appoggio di mio padre.

Di Armando Alfieri

Fonte: raccontioltre

Figlio/a mio abbi pazienza…Da leggere fino in fondo.

anziano e figlio

Figlio/a mio abbi pazienza…Da leggere fino in fondo.

Se un giorno mi vedrai vecchio, perdonami.

Se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi ,abbi pazienza.

Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose ,abbi pazienza,per favore ascoltami.

Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare ,abbi pazienza e dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico .

Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso ,abbi pazienza e dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire .

La cosa piu’ importante non e’ quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, abbi pazienza e vieni verso di me con le tue mani forti .

Quando dico che vorrei essere morto , non arrabbiarti abbi pazienza un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo.

Cerca di capire che alla mia età non si vive, spesso si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te, ho tentato, tentato di spianarti la strada.

Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa .

Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.

Abbi pazienza ,ti amo figlio/a mio.

Fonte: web

Quando Dio creò il papà.

papà migliore del mondo

Quando Dio creò il papà.

Quando Dio creò il papà, cominciò disegnando una sagoma piuttosto robusta e alta.

Un angelo che svolazzava sbirciò sul foglio e si fermò incuriosito.. Dio si girò e l’angelo “scoperto” arrossendo gli chiese:

– Cosa stai disegnando?

– Questo è un grande progetto… Rispose Dio.

– Che nome gli hai dato? …Chiese l’angelo…

– L’ho chiamato PAPA’… Rispose Dio continuando a disegnare lo schizzo del papà su un foglio….

– P – A – P – A’…. pronunciò l’angelo

– E a cosa servirebbe un papà?

– Un papà interviene per dare aiuto ai propri figli… saprà incoraggiarli nei momenti difficili… saprà coccolarli quando si sentono tristi…

giocherà con loro quando tornerà dal lavoro… saprà educarli insegnando cosa è giusto e cosa no…

Dio lavorò tutta la notte dando al padre una voce ferma e autorevole, e disegnò ad uno ad uno ogni lineamento.

L’angelo che si era addormentato accanto a Dio, si svegliò di soprassalto e girandosi vide Dio che ancora stava disegnando.

– Stai ancora lavorando al progetto del papà? chiese curioso.

– Sì… rispose Dio con voce dolce e calma – Richiede tempo…

L’angelo sbirciò ancora una volta sul foglio e disse:

– Ma non ti sembra troppo grosso questo papà se poi i bambini li hai fatti così piccoli?

Dio abbozzando un sorriso rispose:

– E’ della grandezza giusta per farli sentire protetti, ma anche per incutere quel po’ di timore perchè non se ne approfittino troppo e lo ascoltino

quando insegnerà loro ad essere onesti e rispettosi.

L’angelo proseguì con un’altra domanda:

– Non sono troppo grosse quelle mani?

– No, rispose Dio continuando il suo disegno – Sono grandi abbastanza per poterli prendere tra le braccia e farli sentire al sicuro.

– E quelli sono i suoi occhi? Chiese ancora l’angelo indicandoli sul disegno.

– Esatto… rispose Dio – Occhi che vedono e si accorgono di tutto pur rimanendo calmi e tolleranti…

L’angelo storse il nasino e aggiunse:

– Non ti sembrano un po’ troppo severi?

– Guardali meglio, rispose Dio.

Fu allora che l’angioletto si accorse che gli occhi del papà erano velati di lacrime mentre guardava con orgoglio e tenerezza il suo piccolo bambino.

DEDICHIAMO QUESTO RACCONTO A TUTTI I PAPA’.

Fonte: web