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La mano della speranza. Storia di un chirurgo e di un’esperienza unica al mondo.

La mano della speranza. Storia di un chirurgo e di un'esperienza davvero unica al mondo.
La mano della speranza. Storia di un chirurgo e di un’esperienza davvero unica al mondo.
Il  bimbo a cui fu diagnosticata la spina bífida,
una malformazione che non lascia speranza di sopravvivenza,
a meno di ricorrere a un intervento intrauterino.
Il Dr. Bruner, dopo numerose ricerche effettuate
nel Centro Medico Universitario di Vanderbilt, a Nashville, nel Tennessee,
annunció che avrebbe potuto compiere tale intervento,
con il bimbo ancora nell’utero materno.
Durante l’intervento il chirurgo fece un normale taglio cesareo,
estrasse l’utero e vi praticò una piccola incisione
attraverso la quale operare il piccolo Samuel.
Il Dr. Bruner stava completando l’intervento, che era andato bene,
quando Samuel, attraverso il taglio praticato,
sporse la sua piccolissima manina e si attaccò al dito del medico stupefatto.
Il prestigioso chirurgo disse di aver vissuto
il momento più emozionante della sua vita,
quando la manina di Samuel prese il suo dito
quasi per ringraziarlo del dono della vita che gli aveva fatto.
Egli rimase impietrito per vari secondi,
durante i quali Samuel continuava a tenergli il dito,
dando così la possibilità all’équipe di scattare le fotografie.
La madre di Samuel dichiarò di aver pianto per alcuni giorni dopo aver visto le incredibili foto.
Oggi Samuel vive una vita normale al 100%..
New York
Dal web

La storia del gatto che viaggia sul cruscotto

La storia del gatto che viaggia sul cruscotto

La storia del gatto che viaggia sul cruscotto
Quando le vacanze sono alle porte, chi vive con un animale domestico solitamente, va in crisi.
A chi affidarlo? Come evitare di farlo soffrire di solitudine o dal distacco della sua casa?
Se invece avete deciso di portarlo con voi, quali sono le condizioni ottimali per farlo viaggiare bene e non farlo soffrire?
Nel caso dei gatti è sempre meglio usare un trasportino, per garantire la sicurezza vostra e del micio.
In California però, esattamente a Los Angeles, c’è un gatto che ama viaggiare e ama farlo a modo suo, senza trasportino!
Il piccolo Rory, un bellissimo micio tigrato di pochi mesi, ama sdraiarsi sul cruscotto e ascoltare la musica insieme alla sua umana che guida.
La sua popolarità, cresciuta a tal punto da essersi aggiudicato il nome di “gatto del cruscotto” è cresciuta in maniera esponenziale grazie al profilo Instagram della sua padrona.
Qui infatti possiamo visualizzare le foto del gatto che si gode i lunghi viaggi con la sua mamma umana per le strade degli Stati Uniti d’America.
Una vera e propria amicizia che ha fatto innamorare molte persone, letteralmente pazze del piccolo Rory.
Sul profilo Instagram e le altre pagine social di Kelsseyy, così si chiama la sua padroncina, scoppiano di like e di fans.
Il micio è davvero adorabile e sembra trovarsi meravigliosamente a suo agio sul cruscotto, ormai diventato il suo posto preferito.
Una storia molto singolare ,che resterà nella mente di tutti noi.
Fonte: amoremiao

Noi , ragazzi degli anni ’80 senza Internet e senza cellulare…

Noi , ragazzi  degli anni '80 senza Internet e senza cellulare...

Noi , ragazzi degli anni ’80 senza Internet e senza cellulare…

Le cinghie dei libri
I sorrisi di mia madre
Sandokan e Raffaella Carrà
Il flipper a piano inclinato
Le nuvole della sigla di chiusura della Rai tv a tarda sera per la fine delle trasmissioni
“Un Sabato Italiano” di Sergio Caputo e “Una Domenica Bestiale” di Fabio Concato
Dire,fare,baciare,lettera,testamento
Prove tecniche di trasmissioni Rai 2 e Rai 3
Bernacca e le previsioni del tempo
La fruit of the loom che non ho mai buttato
Lo sbarco sulla Luna nel luglio del 1969 registrato perché a tre anni in diretta non lo avrei capito
Le palline clic clac
Il digestivo Antonetto esiste ancora?
La vespa 50 con gli adesivi attaccati anni ’80
L’orgasmo di Harry ti presento Sally
Le lacrime di Pertini ai funerali di Berlinguer
Il referendum per il divorzio.
Paolo Ferrari che cerca di scambiare due fustini di un detersivo qualsiasi,con quello del Dash
Guardare i ragazzi giocare a pallone, con le porte improvvisate
Il cortile
La biro bic usata come cannuccia per sparare chicchi di riso
“Bel Ami” di Guy de Maupassant, mentre leggevo mi sentivo la faccia del protagonista maschile
Il carosello Ondaflex con i bambini che saltavano al suono della canzone Bidibodibù
La golf GT
“Il Giardino dei Ciliegi” regia di Giorgio Strehler
L’isola Tiberina in una notte d’estate e il primo bacio
La scoliosi
L’uovo sbattuto
Guerre Stellari
Programma “Giochi senza frontiere”
I bomboloni e il coccobello in spiaggia
I tagli di Lucio Fontana che non ho mai capito
L’Oscar: “Giulietta don’t cry“,”Roberto Roberto“, “The Winner is,The Great Beauty”
Gigi Proietti a cena che mi insegna a fare le pernacchie
L’autografo di Mina
Le racchette da ping pong con la plastica a puntini
Diventare parente di Moira Orfei
La libreria Billy dell’Ikea che è capitato a tutti di acquistare
La cedrata Tassoni che non sono mai riuscita ad assaggiare. Ma la Fanta arancione sì
“Il Grande Fratello” che tutti vedevano senza farlo sapere troppo in giro
Lavorare con Giorgio Albertazzi
Due Papi
Possiamo continuare all’infinito, tutti, perché il finale non c’è.
Perché non provate anche voi?

Fonte: B. Boccoli

“Alexander Eben” il neo-chirurgo uscito dal coma

Alexander Eben il neochirurgo uscito dal coma

“Alexander Eben” il neo-chirurgo uscito dal coma

Si chiama Eben Alexander il neurochirurgo di Harvard, che nel 2008 è rimasto in coma per 7 giorni in seguito ad una meningite batterica da Escherichia Coli.
La sua mente scientifica non ha mai creduto nell’esistenza dell’aldilà o alle esperienze pre-morte, ma il dottore si è dovuto ricredere.
Uscito dal coma, infatti, ha raccontato di aver visto un posto “incommensurabilmente più in alto delle nuvole, popolato di esseri trasparenti e scintillanti”.
Un viaggio attraverso un mondo che egli racconta in un’intervista al Newsweek, ma che approfondisce nel suo libro di prossima uscita dal titolo eloquente: “Proof of Heaven” (“La prova del paradiso“).
Come un Dante dei nostri giorni, Eben Alexander racconta di essere stato accompagnato da una persona durante il percorso, una ragazza dai capelli biondi e dagli occhi blu che camminava su di un tappeto cosparso di colorate farfalle.
La ragazza gli parlava, dicendo frasi che sono rimaste impresse nella sua mente.
Tre sono quelle che più l’hanno colpito, “non c’è niente di cui avere paura” , “tu sei amato e accudito”, ed infine “non c’è niente che tu possa sbagliare”.
L’Aldilà esiste, eccome!

Fonte: web

Emanuela Orlandi “un caso irrisolto che dura da 32 anni”

Emanuela Orlandi  "un caso irrisolto che dura da 32 anni"

Emanuela Orlandi “un caso irrisolto che dura da 32 anni”

Sono passati 32 anni dalla misteriosa scomparsa, la Procura di Roma chiude il caso chiedendo l’archiviazione , una dolorosa vicenda mai risolta e tuttora avvolta dal mistero “la scomparsa di Emanuela Orlandi” avvenuta il 22 giugno 1983.
Emanuela, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia quando scomparve aveva 15 anni .
Ciò che sembrava il momentaneo allontanamento da casa di un’adolescente, acquistò ben presto i contorni di un caso intricato, diventando un giallo che ad oggi non ha ancora trovato alcuna soluzione.
Emanuela sparì in circostanze misteriose, dopo essere uscita con dieci minuti di anticipo dalla lezione di musica che frequentava in territorio vaticano.
Quel giorno chiamò la sorella per dirle che le era stato proposto un lavoro di volantinaggio per una nota azienda di cosmetici , un lavoro ben pagato che stava pensando di accettare.
Subito dopo incontrò un’amica che l’accompagnò alla fermata dell’autobus che l’avrebbe portata a casa, dove si fermò a parlare con un uomo a bordo di una Bmw nera sulla quale forse salì.
Da allora indagini, ricerche infruttuose e telefonate di depistaggio si susseguirono incessantemente, accendendo inizialmente le speranze della famiglia Orlandi
per poi prendere la deriva della inattendibilità.
Ricordiamo anche la telefonata del 25 giugno fatta da un certo “Pierluigi”, che raccontò di due ragazze avvistate in Campo dei Fiori, una delle quali si chiamava Barbara,
vendeva cosmetici ed aveva con sé un flauto.
L’uomo diede particolari riconducibili ad Emanuela,disse che Barbara si rifiutò di suonare il flauto perché si vergognava dei suoi occhiali a goccia, per correggere l’astigmatismo.
Pierluigi non fornì però elementi che permettessero di rintracciare Emanuela e rifiutò un incontro in Vaticano con uno zio della ragazza.
La vicenda di Emanuela Orlandi fu ricollegata alla scomparsa quasi contemporanea (7 maggio 1983) di un’altra adolescente romana mai più ritrovata: Mirella Gregori,
ed ha coinvolto lo Stato Italiano, il Vaticano,
i servizi segreti e la Banda della Magliana.
Durante questi anni di indagini, sono stati indagati 5 soggetti collegati a vario titolo alla banda della Magliana.
Ci fu inoltre la pista dei presunti collegamenti con l’attentato a Giovanni Paolo II e le 16 telefonate di un misterioso uomo dall’accento straniero
ribattezzato “l’Amerikano” che, facendo riferimento alla scomparsa di Emanuela Orlandi, rivelò di tenerla in ostaggio, auspicando l’intervento di papa Wojtyla e proponendo uno ‘scambio’ che chiedeva la liberazione di Ali Agca entro il 20 luglio.
Gli sforzi investigativi durati 30 anni però non hanno portato a niente: ad oggi non risulta esserci alcuna traccia della cittadina vaticana, né è mai stato chiarito quale sia stata la natura della sua sparizione.
La Procura di Roma, dopo oltre 30 anni di indagini a vuoto, chiedendo l’archiviazione del caso ha escluso in 47 pagine di motivazioni il coinvolgimento della Banda Magliana nella sparizione della Orlandi.

Fonte: urbanpost