Archivi

“Tutto passa nella vita” diceva quella tizia


“Tutto passa nella vita” diceva quella tizia

Passano i pantaloni a zampa di elefante.
Passa la febbre.
Passano i treni, anche due volte, chi ha detto di no?
Passano le amiche, gli amici, i fidanzati.
Anche i mariti; le mogli poi!
Passa la voglia.
Passa il temporale e torna il sereno.
Passa la notte.
Passa il dolore, dopo cent’anni.
Passa il Natale, la Pasqua …..
Passa la sabbia nella clessidra.
Passa il sangue dentro le vene.
Tutto passa, caro ragazzo.
Ciò che non passerà mai è tuo padre e tua madre.
Quando li amerai e quando li odierai, non passeranno.
Quando li loderai e quando li maledirai, saranno lì.
Due scogli viventi, due salvagenti.
Sbagliati, assurdi, con tanti difetti.
Forse divisi fra loro, lontani, in qualche modo legati da un filo d’acciaio.
Pronti, scattanti, soldati in guardia.
Persiane socchiuse, porte sempre aperte.
Testimoni della tua felicità e della tua infinita tristezza.
Medaglieri nelle tue vittorie e fazzoletti nelle tue sconfitte.
Spesso impotenti, ma mai arresi.
Non c’è moda che detti regole
non c’è usura che li logori
Non c’è mezzo che li porti via.
Non passeranno, cara ragazza mia.
E se anche fossero dall’altra parte della terra o del cielo
ne sentiresti il profumo:
profumo d’amore.

-Clara Lorenzini-
Fonte: web

I nonni nel nostro cuore. 2 ottobre festa dei nonni

I nonni nel nostro cuore. 2 ottobre festa dei nonni
I nonni nel nostro cuore.
Ci crescono,
ci accompagnano,
hanno molta più pazienza dei genitori.
Ai nonni un immenso abbraccio
da chi porterà nel cuore per sempre,
l’insegnamento e l’amore alla vita.
Fonte: frasi.mammafelice.it

_/)______./¯”””/’) ___/)___/)__,———–’)_• ___/)_/)__./¯/)/)
¯¯\)¯¯¯¯¯’\_„„„„\) ¯\)¯¯¯¯¯\)¯¯‘———–.)¯• ¯\)¯¯¯¯\)¯’\_\)\)

Quando due persone crescono insieme,

molte volte accadrà che si ritroveranno distanti,

perchè non possono tenere la stessa andatura;

ognuno ha la sua velocità,

il suo ritmo di crescita.

Ma se ami , puoi aspettare un po’ fino a quando l’altro arriva,

per poi proseguire  mano nella mano.

(Osho)

Fonte: web

_/)______./¯”””/’) ___/)___/)__,———–’)_• ___/)_/)__./¯/)/)
¯¯\)¯¯¯¯¯’\_„„„„\) ¯\)¯¯¯¯¯\)¯¯‘———–.)¯• ¯\)¯¯¯¯\)¯’\_\)\)

I nonni ti vedono crescere,

sapendo che ti lasceranno prima degli altri.

Forse è per questo

che ti amano più di tutti.

Fonte: web

 

Dedicato a tutti i  nonni del mondo

 

_/)______./¯”””/’) ___/)___/)__,———–’)_• ___/)_/)__./¯/)/)
¯¯\)¯¯¯¯¯’\_„„„„\) ¯\)¯¯¯¯¯\)¯¯‘———–.)¯• ¯\)¯¯¯¯\)¯’\_\)\)

Quando i nipoti diventano più grandi ecco che la situazione cambia: “Nonno, mi racconti una storia?”
I nonni, infatti, hanno tutto il tempo che serve per raccontare quelle storie che i bambini adorano.
I piccoli, inoltre, ricordano le storie che raccontate loro e, di solito, apprezzano molto quelle più vecchie.
Un nonno ha scritto: “Se c’è una cosa che mi piace particolarmente è raccontare delle storie ai miei nipoti prima che si addormentino. È speciale creare qualcosa di unico per i bambini (e per tutta la famiglia). E allo stesso modo mi piace costruire case per le bambole e castelli di sabbia…”
-Phill Williams- Fonte: nonni moderni

I vecchi sono la storia…

I vecchi sono la storia...
I vecchi sono la storia…
sono quelle persone che saggiamente ti guidano,
che parlano per esperienza e ti aiutano a capire,
i vecchi sono corpi segnati dal tempo ma con cuori pieni di vita,
i vecchi ti stringono con mani che hanno lavorato la terra e ti danno calore,
i vecchi ti guardano con occhi coperti da palpebre cadenti ma pieni di speranza,
i vecchi vivono ogni giorno come fosse l’ultimo eppure lo apprezzano
come se fosse il primo.
Fonte: Ilaria Pasqualetti

Siamo tutti campioni

Siamo tutti campioni

Siamo tutti campioni

Mio padre me lo diceva tutti i giorni almeno una volta e, sentendoglielo dire, io stavo bene. Solitamente, lo diceva al mattino, prima di iniziare la giornata, in modo da darmi una buona dose di fiducia. La domenica, invece, lo diceva prima di pranzo, per farmi capire che la mia presenza a tavola ed in famiglia era importante.

Certo, non ero un giocatore di un’importante squadra di calcio, non ero uno studente modello e non avevo molto successo con le ragazze, eppure mio padre era sempre pronto a chiamarmi Campione.

Sapevo che tutti i padri chiamano i figli allo stesso modo, anche se non c’è alcun vero motivo, ma non mi importava. Mi sentivo speciale. Quella parola mi proteggeva principalmente da me stesso e dagli errori che potevo commettere, perché crescendo ne ho fatti tanti di errori, eppure mio padre continuava a darmi fiducia.

Col tempo, mi convinsi che avrei concluso qualcosa di buono nella vita, altrimenti perché meritavo tanto affetto? Non ambivo a diventare una persona famosa o esageratamente ricca, ma credevo che sarei riuscito ad ottenere una laurea ed un buon lavoro. Mi aspettavo di non trovare grandi difficoltà e che non avrei dovuto impegnarmi troppo per raggiungere i risultati che desideravo. Invece, la vita è stata difficile. I miei genitori non avevano molti soldi ed io mi sentivo diverso da tutti gli altri ragazzini che a differenza mia indossavano bei vestiti e abitavano in grandi case. A scuola, avevo difficoltà a concentrarmi e non riuscivo mai ad ottenere bei voti. Alle superiori mi hanno anche bocciato, e dal liceo sono dovuto passare ad un istituto tecnico. Poi venne la crisi economica e trovare lavoro divenne quasi impossibile.

Oramai sono passati tanti anni da quando ero un bambino, ma i miei genitori continuano a credere in me.

Quando avevo trent’anni, vivevo in un piccolo appartamento di due stanze. Facevo l’operaio in una fabbrica per mille euro al mese. Non mi mancava da mangiare e riuscivo a pagare le bollette, ma non potevo permettermi un’auto.

Io volevo di più.

Le mie speranze si erano infrante e credevo che, per tutta la vita, mio padre non avesse fatto altro che prendermi in giro e fu proprio su di lui che sfogai la mia rabbia e la mia frustrazione. Una sera andai a casa sua e gli dissi che mi aveva fatto credere di essere una persona speciale. Mi aveva illuso ed ormai era tardi per rendersene conto. Rimase male nel sentire quelle parole e da quella sera lo incontrai di rado.

Dopo cinque anni, continuavo a lavorare nella stessa fabbrica e vivevo nello stesso appartamento, sapendo che vi sarei rimasto per il resto della mia vita.

Ad interrompere la mia monotonia ci pensò un macchinario della fabbrica che iniziò a funzionare male. I dirigenti pensarono di dover chiamare un tecnico esterno per ripararla, ma io dissi loro che ero capace di aggiustarla, che era uno strumento abbastanza vecchio e che a scuola mi avevano insegnato come applicare una corretta manutenzione. I miei capi rimasero molto colpiti e mi lasciarono riparare la macchina.

Qualche giorno dopo mi dissero che avevano controllato la mia produttività e che ero uno dei loro migliori dipendenti. Mi offrirono quindi una promozione a capo-reparto ed un aumento di stipendio di duecento euro. Era una buona offerta ed io ne fui felice. Dopotutto, avevo ottenuto qualcosa di buono.

I miei nuovi compiti comprendevano il funzionamento dei macchinari e la responsabilità sulla produzione di altri dipendenti. E svolsi bene i miei incarichi perché, dopo qualche mese, i dirigenti mi dissero che in un paio di anni si sarebbe liberato un posto come capo-produzione ed io ero il miglior candidato.

Finalmente, qualcosa andava bene ed io mi sentivo più felice.

Tornai da mio padre, che non vedevo da qualche mese, per chiedergli scusa e dire che avevo sbagliato a colpevolizzarlo per i miei insuccessi. Lui mi disse che non era arrabbiato, anzi, riusciva a capire i motivi dei miei comportamenti. Il rapporto con lui migliorò molto.

Adesso lo so e riesco ad ammetterlo: io non sono un campione. Nella vita, però, avrò sempre l’appoggio di mio padre.

Di Armando Alfieri

Fonte: raccontioltre

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere…

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere
“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto”.
Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…
Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità. Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.
Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.
Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso. Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli.
Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.
Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…
Senza troppe caramelle nella confezione…
Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana.
Che sappia sorridere dei propri errori.
Che non si gonfi di vittorie.
Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo.
Che non sfugga alle proprie responsabilità.
Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.
L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…
Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.
Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare.
Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…
Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza. Spero che anche il tuo lo sia, perché in un modo o nell’altro ci arriverai…”
Mario Andrade
Fonte: web