Invecchiare è un privilegio, un’arte, è un dono.

Invecchiare è un privilegio, un’arte, è un dono.
Invecchiare è un privilegio, un’arte, è un dono.

Invecchiare è un privilegio, un’arte, un dono.
I capelli si colorano di argento, gli anni passano e avere la possibilità di compiere un anno in più , dovrebbe essere sempre motivo di gioia, gioia per la vita e per quello che significa essere al mondo.
Il fatto è che la vita va di pari passo con il tempo.
Il tempo, sì, quello che fa comparire le rughe sul nostro viso e che ci costringe a sopportare gli acciacchi, che aumentano con gli anni.
Ma tutto questo non è altro che il riflesso della vita, qualcosa di cui possiamo e dobbiamo essere molto orgogliosi.
Dobbiamo essere grati per l’opportunità di compiere gli anni, perché ogni anno che passa possiamo condividere bei momenti con le persone che più amiamo, possiamo godere degli infiniti piaceri della vita, dipingerci addosso sorrisi e felicità e rendere il mondo migliore grazie alla nostra presenza.
Le rughe ci ricordano dove sono stati i sorrisi.

Le rughe sono un sincero e bel riflesso dei sorrisi che hanno segnato il nostro viso.

Ma quando cominciano a comparire sul nostro viso ci fanno capire quanto sia fugace la vita.
Di conseguenza, ci sentiamo frustrati ed infastiditi, quando in realtà le rughe dovrebbero essere motivo di allegria.
Com’è possibile che l’opportunità di compiere gli anni ci renda tristi?
Perché abbiamo paura, invecchiando, di perdere le nostre abilità, perché pensiamo alla vecchiaia come ad un castigo, in un senso negativo ed umiliante.
Allo stesso modo, quando compiamo gli anni, ci guardiamo indietro e riflettiamo su ciò che abbiamo fatto nella vita.
Cosa importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quello che conta è l’età che sento di avere.
Ho l’età che mi serve per vivere libero e senza paura.
Per andare avanti senza timore per il mio cammino, perché mi accompagnano l’esperienza che ho acquisito e la forza dei miei desideri.
Quanti anni ho io? A chi importa! Ho l’età che mi serve per abbandonare la paura e fare quello che voglio e che sento.
Non è poi così importante avere i capelli bianchi, le rughe o dover riposare il corpo più volte al giorno.
Quello che conta davvero è crescere ,perché alla fine, compiere gli anni è inevitabile, ma invecchiare è un optional.
Di José Saramago
Fonte: lamenteemeravigliosa

Lezione di vita di un maestro Zen

Lezione di vita di un maestro Zen

Lezione di vita di un maestro Zen

Un maestro zen vide uno scorpione annegare e decise di tirarlo fuori dall’acqua.
Quando lo fece, lo scorpione lo punse.
Per l’effetto del dolore, il padrone lasciò l’animale che di nuovo cadde nell’acqua in procinto di annegare.
Il maestro tentò di tirarlo fuori nuovamente e l’animale lo punse ancora.
Un giovane discepolo che era lì gli si avvicina e gli disse:
” mi scusi maestro, ma perché continuate??? Non capite che ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua vi punge? ”
Il maestro rispose:
” la natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare.”
Allora, il maestro riflette e con l’aiuto di una foglia, tirò fuori lo scorpione dell’acqua e gli salvò la vita, poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò:
” non cambiare la tua natura se qualcuno ti fa male, prendi solo delle precauzioni. Perché, gli uomini sono quasi sempre ingrati del beneficio che gli stai facendo. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene, di abbandonare l’amore che vive in te.
Gli uni perseguono la felicità, gli altri lo creano.
Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione.
Perché la tua coscienza è quello che sei, e la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te…
Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere.”
Fonte: web

Elogio della tristezza

Elogio della tristezza

Elogio della tristezza

“Inside Out” è il nuovo cartone animato della Pixar ambientato nel cervello di una ragazzina di 11 anni.
Serve un estremo talento per trasformare le emozioni umane nei personaggi di una storia.
E ci vuole coraggio per rivendicare, tra queste emozioni, il ruolo fondamentale della tristezza, raffigurata come una bambina occhialuta, goffa e blu, come il colore dello spirito.
Per buona parte del film la tristezza si accompagna alla gioia come un intralcio, unchiodo conficcato nel muro dell’ottimismo e della felicità.
Ma in fine la sua importanza verrà riconosciuta.

Nella vita vera non è così, la tristezza viene espulsa da qualsiasi discorso pubblico e privato.
Trattata come un segnale di debolezza, quasi un sabotaggio.
Lo sforzo quotidiano di un genitore consiste nel cercare di allontanare dal figlio il fantasma della tristezza, quasi fosse una condanna a morte anziché un’occasione di vita.
Ma un po’ tutti ne hanno paura e fastidio, a cominciare dagli imbonitori della politica che ci vorrebbero felici e contenti come nelle fiabe.

Per il pensiero dominante la tristezza non consuma e non comunica, si nutre di astinenze e di silenzi, è dannosa.
Ci voleva un cartone animato per ricordarci che un uomo incapace di accogliere la tristezza è un automa.
Non solo perché la gioia senza tristezza perde significato, come la luce senza il buio, ma perchè la tristezza apre squarci che permettono di guardarsi dentro da una nuova prospettiva .
Rende consapevoli, quindi “umani”.

Fonte: Massimo Gramellini (la stampa)

Noi , ragazzi degli anni ’80 senza Internet e senza cellulare…

Noi , ragazzi  degli anni '80 senza Internet e senza cellulare...

Noi , ragazzi degli anni ’80 senza Internet e senza cellulare…

Le cinghie dei libri
I sorrisi di mia madre
Sandokan e Raffaella Carrà
Il flipper a piano inclinato
Le nuvole della sigla di chiusura della Rai tv a tarda sera per la fine delle trasmissioni
“Un Sabato Italiano” di Sergio Caputo e “Una Domenica Bestiale” di Fabio Concato
Dire,fare,baciare,lettera,testamento
Prove tecniche di trasmissioni Rai 2 e Rai 3
Bernacca e le previsioni del tempo
La fruit of the loom che non ho mai buttato
Lo sbarco sulla Luna nel luglio del 1969 registrato perché a tre anni in diretta non lo avrei capito
Le palline clic clac
Il digestivo Antonetto esiste ancora?
La vespa 50 con gli adesivi attaccati anni ’80
L’orgasmo di Harry ti presento Sally
Le lacrime di Pertini ai funerali di Berlinguer
Il referendum per il divorzio.
Paolo Ferrari che cerca di scambiare due fustini di un detersivo qualsiasi,con quello del Dash
Guardare i ragazzi giocare a pallone, con le porte improvvisate
Il cortile
La biro bic usata come cannuccia per sparare chicchi di riso
“Bel Ami” di Guy de Maupassant, mentre leggevo mi sentivo la faccia del protagonista maschile
Il carosello Ondaflex con i bambini che saltavano al suono della canzone Bidibodibù
La golf GT
“Il Giardino dei Ciliegi” regia di Giorgio Strehler
L’isola Tiberina in una notte d’estate e il primo bacio
La scoliosi
L’uovo sbattuto
Guerre Stellari
Programma “Giochi senza frontiere”
I bomboloni e il coccobello in spiaggia
I tagli di Lucio Fontana che non ho mai capito
L’Oscar: “Giulietta don’t cry“,”Roberto Roberto“, “The Winner is,The Great Beauty”
Gigi Proietti a cena che mi insegna a fare le pernacchie
L’autografo di Mina
Le racchette da ping pong con la plastica a puntini
Diventare parente di Moira Orfei
La libreria Billy dell’Ikea che è capitato a tutti di acquistare
La cedrata Tassoni che non sono mai riuscita ad assaggiare. Ma la Fanta arancione sì
“Il Grande Fratello” che tutti vedevano senza farlo sapere troppo in giro
Lavorare con Giorgio Albertazzi
Due Papi
Possiamo continuare all’infinito, tutti, perché il finale non c’è.
Perché non provate anche voi?

Fonte: B. Boccoli

L’albero della vita che trasforma l’aria in acqua il ” Warka Water”

L'albero della vita che trasforma l'aria in acqua

L’albero della vita che trasforma l’aria in acqua ” Warka Water”

Questa invenzione è firmata made in Italy per aiutare le persone in Etiopia
La struttura è fatta in bamboo e raccoglie l’acqua salvando la vita a migliaia di persone.
Gli inventori sono due Italiani, Arturo Vittori e Andrea Vogler dell’Architecture and Vision con il sostegno del Centro Italiano di Cultura di Addis Abeba e la EiABC (Ethiopian Institute of Architecture, Building Construction and City Development).
Il progetto Warka Water, è rivolto alle popolazioni rurali dei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni infrastrutturali ed igieniche rendono l’accesso all’acqua potabile quasi impossibile.
Questa struttura trasforma attraverso un processo di condensazione l’umidità in acqua potabile.
L’invenzione è ingegnosa, si tratta di un albero dell’acqua, una torre alta circa dieci metri, la torre dell’acqua ha una struttura reticolare a maglia triangolare realizzata con il giunco, materiale naturale facilmente reperibile e può essere costruita facilmente dagli abitanti stessi.
All’interno della torre è inserita una rete realizzata con un tessuto speciale, polietilene tessile, in grado di raccogliere l’acqua potabile dell’aria tramite condensazione.
La struttura pesa 60 kg, è composta da 5 moduli che possono essere installati dal basso verso l’alto da 4 persone senza la necessità di ponteggi, data la sua leggerezza il sistema deve essere fissato al terreno.
“Warka Water” può raccogliere fino a 100 litri di acqua potabile al giorno.
All’esterno, una custodia consente all’aria di passare, mentre all’interno una rete di nylon raccoglie le gocce di rugiada in superficie.
La differenza di temperatura fra giorno e notte crea la condensa che scivola in un contenitore e l’acqua arriva a un rubinetto attraverso un tubo.
Il costo di ciascun Warka Water è di 360 euro e considerando che può funzionare anche nel deserto, rappresenta una soluzione per milioni di persone in Africa e non solo, che soffrono per il mancato accesso all’acqua potabile.
Per costruirlo, quattro persone impiegano dieci giorni al massimo.
Secondo il giovane architetto Arturo Vittori:”Trasformare l’aria in acqua è un processo che non ha nulla di speciale.
Lo fanno i comuni deumidificatori che abbiamo tutti in casa.
In assenza di elettricità, in questo caso si sfrutta l’escursione termica fra il giorno e la notte, come facevano gli egiziani quattromila anni fa”.
Il nome della sua invenzione deriva dal warka tree, grande albero del fico.
Il progetto ha già fatto il giro del mondo, se ne sono occupati la Cnn e Wired.
L’idea all’architetto è venuta durante un viaggio in Etiopia, dove per la scarsità delle risorse idriche a disposizione, le donne sono costrette a camminare per giorni prima di riuscire a trovare un po’ di acqua.
In particolare nelle aree montane dell’Etiopia le donne e i bambini sono costretti a percorrere lunghi percorsi a piedi per approvvigionarsi da fonti la cui sicurezza dell’acqua è compromessa dal rischio di contaminazione dovuto alla condivisione delle fonti con il bestiame. Questa situazione comporta, oltre ad un elevato rischio per la salute, un aggravio notevole di lavoro per le donne già impegnate in molteplici mansioni domestiche ed accentua l’impossibilità per i bambini e le donne stesse di accedere all’educazione scolastica. Il “Warka Water” si pone come soluzione alternativa per risolvere almeno in parte questa situazione.
Ad oggi ne sono stati realizzati quattro, ma adesso occorre passare alla fase operativa.
Ne va costruito uno in Etiopia e valutare nell’arco di un anno se i calcoli secondo cui a quelle condizioni climatiche, si possono ottenere fino a 90 litri d’acqua al giorno, sono precisi.
Per farlo ovviamente, servono fondi.
Centocinquantamila dollari da reperire attraverso il crowdfounding, la rete, visto che si tratta di un progetto che ha poco a che fare con il business.
Il costo di ciascun albero è limitato e il Warka Water è replicabile senza troppe difficoltà.
Il progetto italiano raccoglie al suo interno i segni di diverse fonti di ispirazione, che uniscono l’aspetto sociale, ecologico ed estetico.
Il nome Warka scelto per il progetto, deriva dalla lingua etiope ed identifica un grande albero di fico, che nella tradizione è simbolo di fecondità e generosità. Allo stesso tempo Warka, nella cultura pastorale etiope, designa il luogo di aggregazione e istruzione della comunità.
Purtroppo a causa del progressivo disboscamento di queste aree la scomparsa di questi alberi e dell’identità culturale ad essi legata sembra inevitabile.
Da un punto di vista ecologico, il sistema trae ispirazione dal piccolo coleottero Namib, copiando le sue strategie di adattamento al clima.
Il piccolo insetto raccoglie l’acqua del deserto facendo condensare l’umidità sul suo addome, dove si trasforma in piccole gocce, che scivolando sul dorso idrorepellente, raggiungono la bocca.
Infine, da un punto di vista estetico gli architetti si sono ispirati all’artigianato tradizionale etiope ed alle nasse tradizionali utilizzate nel Mediterraneo.
La speranza è quella di poter iniziare a diffondere nel 2015 le Warka Water nei territori rurali etiopi.
Se la raccolta avrà successo, il primo albero dell’acqua potrebbe arrivare in Africa già nel 2015 e da quel momento, la storia per le popolazioni africane potrebbe cambiare.

Fonte: ecoliving