I vecchi sono la storia…

I vecchi sono la storia...
I vecchi sono la storia…
sono quelle persone che saggiamente ti guidano,
che parlano per esperienza e ti aiutano a capire,
i vecchi sono corpi segnati dal tempo ma con cuori pieni di vita,
i vecchi ti stringono con mani che hanno lavorato la terra e ti danno calore,
i vecchi ti guardano con occhi coperti da palpebre cadenti ma pieni di speranza,
i vecchi vivono ogni giorno come fosse l’ultimo eppure lo apprezzano
come se fosse il primo.
Fonte: Ilaria Pasqualetti

Siamo tutti campioni

Siamo tutti campioni

Siamo tutti campioni

Mio padre me lo diceva tutti i giorni almeno una volta e, sentendoglielo dire, io stavo bene. Solitamente, lo diceva al mattino, prima di iniziare la giornata, in modo da darmi una buona dose di fiducia. La domenica, invece, lo diceva prima di pranzo, per farmi capire che la mia presenza a tavola ed in famiglia era importante.

Certo, non ero un giocatore di un’importante squadra di calcio, non ero uno studente modello e non avevo molto successo con le ragazze, eppure mio padre era sempre pronto a chiamarmi Campione.

Sapevo che tutti i padri chiamano i figli allo stesso modo, anche se non c’è alcun vero motivo, ma non mi importava. Mi sentivo speciale. Quella parola mi proteggeva principalmente da me stesso e dagli errori che potevo commettere, perché crescendo ne ho fatti tanti di errori, eppure mio padre continuava a darmi fiducia.

Col tempo, mi convinsi che avrei concluso qualcosa di buono nella vita, altrimenti perché meritavo tanto affetto? Non ambivo a diventare una persona famosa o esageratamente ricca, ma credevo che sarei riuscito ad ottenere una laurea ed un buon lavoro. Mi aspettavo di non trovare grandi difficoltà e che non avrei dovuto impegnarmi troppo per raggiungere i risultati che desideravo. Invece, la vita è stata difficile. I miei genitori non avevano molti soldi ed io mi sentivo diverso da tutti gli altri ragazzini che a differenza mia indossavano bei vestiti e abitavano in grandi case. A scuola, avevo difficoltà a concentrarmi e non riuscivo mai ad ottenere bei voti. Alle superiori mi hanno anche bocciato, e dal liceo sono dovuto passare ad un istituto tecnico. Poi venne la crisi economica e trovare lavoro divenne quasi impossibile.

Oramai sono passati tanti anni da quando ero un bambino, ma i miei genitori continuano a credere in me.

Quando avevo trent’anni, vivevo in un piccolo appartamento di due stanze. Facevo l’operaio in una fabbrica per mille euro al mese. Non mi mancava da mangiare e riuscivo a pagare le bollette, ma non potevo permettermi un’auto.

Io volevo di più.

Le mie speranze si erano infrante e credevo che, per tutta la vita, mio padre non avesse fatto altro che prendermi in giro e fu proprio su di lui che sfogai la mia rabbia e la mia frustrazione. Una sera andai a casa sua e gli dissi che mi aveva fatto credere di essere una persona speciale. Mi aveva illuso ed ormai era tardi per rendersene conto. Rimase male nel sentire quelle parole e da quella sera lo incontrai di rado.

Dopo cinque anni, continuavo a lavorare nella stessa fabbrica e vivevo nello stesso appartamento, sapendo che vi sarei rimasto per il resto della mia vita.

Ad interrompere la mia monotonia ci pensò un macchinario della fabbrica che iniziò a funzionare male. I dirigenti pensarono di dover chiamare un tecnico esterno per ripararla, ma io dissi loro che ero capace di aggiustarla, che era uno strumento abbastanza vecchio e che a scuola mi avevano insegnato come applicare una corretta manutenzione. I miei capi rimasero molto colpiti e mi lasciarono riparare la macchina.

Qualche giorno dopo mi dissero che avevano controllato la mia produttività e che ero uno dei loro migliori dipendenti. Mi offrirono quindi una promozione a capo-reparto ed un aumento di stipendio di duecento euro. Era una buona offerta ed io ne fui felice. Dopotutto, avevo ottenuto qualcosa di buono.

I miei nuovi compiti comprendevano il funzionamento dei macchinari e la responsabilità sulla produzione di altri dipendenti. E svolsi bene i miei incarichi perché, dopo qualche mese, i dirigenti mi dissero che in un paio di anni si sarebbe liberato un posto come capo-produzione ed io ero il miglior candidato.

Finalmente, qualcosa andava bene ed io mi sentivo più felice.

Tornai da mio padre, che non vedevo da qualche mese, per chiedergli scusa e dire che avevo sbagliato a colpevolizzarlo per i miei insuccessi. Lui mi disse che non era arrabbiato, anzi, riusciva a capire i motivi dei miei comportamenti. Il rapporto con lui migliorò molto.

Adesso lo so e riesco ad ammetterlo: io non sono un campione. Nella vita, però, avrò sempre l’appoggio di mio padre.

Di Armando Alfieri

Fonte: raccontioltre

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere…

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere
“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto”.
Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…
Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità. Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.
Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.
Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso. Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli.
Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.
Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…
Senza troppe caramelle nella confezione…
Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana.
Che sappia sorridere dei propri errori.
Che non si gonfi di vittorie.
Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo.
Che non sfugga alle proprie responsabilità.
Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.
L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…
Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.
Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare.
Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…
Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza. Spero che anche il tuo lo sia, perché in un modo o nell’altro ci arriverai…”
Mario Andrade
Fonte: web

Invecchiare è un privilegio, un’arte, è un dono.

Invecchiare è un privilegio, un’arte, è un dono.
Invecchiare è un privilegio, un’arte, è un dono.

Invecchiare è un privilegio, un’arte, un dono.
I capelli si colorano di argento, gli anni passano e avere la possibilità di compiere un anno in più , dovrebbe essere sempre motivo di gioia, gioia per la vita e per quello che significa essere al mondo.
Il fatto è che la vita va di pari passo con il tempo.
Il tempo, sì, quello che fa comparire le rughe sul nostro viso e che ci costringe a sopportare gli acciacchi, che aumentano con gli anni.
Ma tutto questo non è altro che il riflesso della vita, qualcosa di cui possiamo e dobbiamo essere molto orgogliosi.
Dobbiamo essere grati per l’opportunità di compiere gli anni, perché ogni anno che passa possiamo condividere bei momenti con le persone che più amiamo, possiamo godere degli infiniti piaceri della vita, dipingerci addosso sorrisi e felicità e rendere il mondo migliore grazie alla nostra presenza.
Le rughe ci ricordano dove sono stati i sorrisi.

Le rughe sono un sincero e bel riflesso dei sorrisi che hanno segnato il nostro viso.

Ma quando cominciano a comparire sul nostro viso ci fanno capire quanto sia fugace la vita.
Di conseguenza, ci sentiamo frustrati ed infastiditi, quando in realtà le rughe dovrebbero essere motivo di allegria.
Com’è possibile che l’opportunità di compiere gli anni ci renda tristi?
Perché abbiamo paura, invecchiando, di perdere le nostre abilità, perché pensiamo alla vecchiaia come ad un castigo, in un senso negativo ed umiliante.
Allo stesso modo, quando compiamo gli anni, ci guardiamo indietro e riflettiamo su ciò che abbiamo fatto nella vita.
Cosa importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quello che conta è l’età che sento di avere.
Ho l’età che mi serve per vivere libero e senza paura.
Per andare avanti senza timore per il mio cammino, perché mi accompagnano l’esperienza che ho acquisito e la forza dei miei desideri.
Quanti anni ho io? A chi importa! Ho l’età che mi serve per abbandonare la paura e fare quello che voglio e che sento.
Non è poi così importante avere i capelli bianchi, le rughe o dover riposare il corpo più volte al giorno.
Quello che conta davvero è crescere ,perché alla fine, compiere gli anni è inevitabile, ma invecchiare è un optional.
Di José Saramago
Fonte: lamenteemeravigliosa

Lezione di vita di un maestro Zen

Lezione di vita di un maestro Zen

Lezione di vita di un maestro Zen

Un maestro zen vide uno scorpione annegare e decise di tirarlo fuori dall’acqua.
Quando lo fece, lo scorpione lo punse.
Per l’effetto del dolore, il padrone lasciò l’animale che di nuovo cadde nell’acqua in procinto di annegare.
Il maestro tentò di tirarlo fuori nuovamente e l’animale lo punse ancora.
Un giovane discepolo che era lì gli si avvicina e gli disse:
” mi scusi maestro, ma perché continuate??? Non capite che ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua vi punge? ”
Il maestro rispose:
” la natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare.”
Allora, il maestro riflette e con l’aiuto di una foglia, tirò fuori lo scorpione dell’acqua e gli salvò la vita, poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò:
” non cambiare la tua natura se qualcuno ti fa male, prendi solo delle precauzioni. Perché, gli uomini sono quasi sempre ingrati del beneficio che gli stai facendo. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene, di abbandonare l’amore che vive in te.
Gli uni perseguono la felicità, gli altri lo creano.
Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione.
Perché la tua coscienza è quello che sei, e la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te…
Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere.”
Fonte: web