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Zucchero e dolcificanti, perchè evitarli.

Zucchero e dolcificanti, perchè evitarli.

Zucchero e dolcificanti, perchè evitarli.

Lo zucchero peraltro non è pericoloso solo nell’overdose (la fetta di torta alla crema dopo un pasto). Infatti, come per ogni sostanza psicoattiva assunta e non sintetizzata in proprio, la sua pericolosità si esercita nell’uso quotidiano, nella cronicizzazione. Occorrerebbe prima di tutto rieducare se stessi al gusto naturale del dolce, quello presente in abbondanza e in equilibrio armonico in natura.
In particolare con i bambini, lo zucchero dovrebbe essere evitato.
DOLCIFICANTI ARTIFICIALI
Ottenuti per sintesi chimica, non si ritrovano in natura. Hanno un valore nutritivo praticamente nullo. In Italia l’uso dei dolcificanti sintetici e’ consentito solo per i prodotti dietetici autorizzati dal Ministero della Sanita’. Tranne l’aspartame, tutti i dolcificanti artificiali, compreso l’ultimo nato, l’acesulfame-K, vanno a toccare i delicati meccanismi di controllo dell’insulina, causando un aumento della sua produzione .
CERCHIAMO DI DOLCIFICARE I NOSTRI CIBI CON LO ZUCCHERO DI CANNA, CON IL MIELE, CON LA STEVIA, CON IL SUCCO DI AGAVE, CON ZUCCHERO DI COCCO O SALE ROSA DELL’HIMALAIA

Fiore di Tiarè-L’Ingrediente dell’Olio di Monoi

fleur-de-tiare-bienfait-monoi-thaiti-Yves-Rocher-Monoi L’olio di Monoi, profumatissimo,
originario di Thaiti, è da sempre, per tradizione millenaria, la fonte di bellezza delle splendide donne Polinesiane.

Le sue origini sono molto antiche, si dice risalga alle tribù Maori, gli indigeni di Aotearoa (Nuova Zelanda), che lo utilizzavano per le proprietà idratanti, anche sui neonati, per proteggere il corpo dal freddo, dal vento, dal sole, dall’acqua salata del mare e per gli antichi riti religiosi polinesiani.
La commercializzazione del Monoi è cominciata a partire dal 1942.

MONOI è un’antica parola tahitiana che significa “olio profumato”, è infatti preparato lasciando macerare nell’olio di cocco i petali dei fiori di Tiarè (Gardenia Tahitensis, famiglia delle Rubiacee).
Per la preparazione dell’olio, si estrae la polpa intera delle noci di cocco e la si espone al sole su dei seccatoi, per un periodo di circa 15 giorni o poco più. Successivamente si provvede all’estrazione dell’olio (detto olio di copra) mediante il procedimento di spremitura a freddo . A questo punto si passa alla macerazione dei fiori di Tiare’ nell’olio ottenuto (esistono anche varianti con diversi profumazioni).
web

Le proprietà del Burro di Karitè,consigli e usi.

burro di karitè
NOME BOTANICO Butyrospermum parkii, in onore di Mungo Park, colui che per primo fece conoscere in Europa i pregi del Burro di Karitè FAMIGLIA Sapotaceae DESCRIZIONE L’albero può raggiungere i quindici metri di altezza e un metro di diametro. Il suo aspetto ricorda un po’ la nostra quercia, con una chioma verde scuro e le foglie raggruppate alle estremità dei rami. Nel suo habitat naturale cresce spontaneo nella savana, sulle rive dei fiumi e nel cuore della foresta equatoriale; ha fiori profumati e il suo frutto carnoso, simile a una prugna, racchiude al suo interno un nocciolo legnoso da cui si ricava il prezioso burro, che Park descriveva come “più buono del burro di vacca e più facilmente conservabile”, di fondamentale importanza nella fascia equatoriale, dove fa molto caldo e le popolazioni sono per lo più sprovviste di celle frigorifero. LA RACCOLTA È un momento molto significativo nella vita del villaggio. La raccolta delle noci va dall’inizio di luglio a metà settembre, quando i frutti sono maturi e cadono dall’albero. Quelli che restano sull’albero non vengono toccati perché non hanno ancora raggiunto il giusto livello di oleosità. La raccolta è un compito duro: bisogna fare in fretta, se i frutti vengono lasciati troppo a lungo al sole cominciano a macerare, riducendo la percentuale d’olio e aumentando in acidità. Bisogna anche fare attenzione a come si manipolano i frutti, che devono restare interi. LAVORAZIONE Nei villaggi il burro viene estratto in casa seguendo un procedimento immutato negli anni. Le noci vengono lavate e messe a seccare al sole. Vengono quindi pestate al mortaio fino ad ottenere una pasta oleosa che viene poi passata tra due pietre per eliminare le particole che rimangono dure. Si aggiunge quindi un po’ d’acqua all’impasto e si mette il composto sul fuoco, di modo che l’acqua evapori, lasciando una sostanza burrosa e spessa. Si ottiene così un prodotto di colore variabile dal verde chiaro al giallino dovuto alle rimanenze della buccia del guscio, di odore gradevole e di sapore quasi dolce, che può essere impiegato puro, oppure, vista la sua ricchezza, si può usare come base di molti prodotti cosmetici. PRINCIPI ATTIVI Vitamina A ,Vitamina E, Vitamina F , Fitosteroli che stimolano le cellule a produrre collagene ed elastina. TRADIZIONI ANTICHE E CURIOSITÀ Il Burro di Karité viene da sempre usato in Africa a scopo alimentare, come cosmetico e come farmaco, gli indigeni lo chiamano “albero della giovinezza” e lo utilizzano ad esempio come balsamo per massaggi contro i reumatismi, gli indolenzimenti, le bruciature, gli eritemi solari, le ulcerazioni e le irritazioni della pelle. Secondo la tradizione locale sembra infatti che esso favorisca l’aumento della circolazione locale, permettendo cosí una riossigenazione del tessuto epidermico e migliorando l’eliminazione degli scarti metabolici. PROPRIETÀ L’impiego del Burro di Karité nella moderna dermatologia e in cosmetologia, è dovuto alle sue proprietà cicatrizzanti, emollienti, antismagliature, antirughe, elasticizzanti, idratanti, antiossidanti, lenitive e riepitelizzanti, filmanti e protettive. È adatto per secchezza cutanea, dermatiti, eritemi, ustioni, arrossamenti, ulcerazioni e irritazioni. Il suo uso è consigliato ad esempio durante la gravidanza, perché previene la formazione di smagliature ,durante l’allattamento previene la formazione di ragadi; inoltre protegge la pelle del neonato dall’arrossamento dovuto al contatto col pannolino; protegge la pelle dagli agenti atmosferici, prevenendo arrossamenti e screpolature dovute al sole, oppure al freddo e al vento; inoltre risulta essere un ottimo protettivo contro i raggi UV; ammorbidisce le callosità sia delle mani che dei piedi. Fonte: Web

“Artiglio del diavolo” rimedio naturale per diverse problematiche di salute.

artiglio del diavolo


L’artiglio del diavolo è un rimedio naturale efficace contro diverse problematiche di salute.

Deve il suo nome alle estremità uncinate e ritorte. Si presenta in natura con fiori violacei che si trasformano in questi frutti ovoidali uncinati. La parte che contiene maggior principio attivo, è l’arpagoside ovvero la radice, di cui si usa l’estratto secco.

L’harpagophytum procumbens, o arpagofito, è una pianta che cresce in Africa (la Namibia è lo Stato con la percentuale più alta di esportazioni al mondo) utilizzata da secoli dalle popolazioni indigene che ne avevano intuito i benefici antidolorifici e antinfiammatori.

Diversi studi scientifici, ne hanno accertato e confermato le molteplici proprietà benefiche, soprattutto analgesiche e antipiretiche. L’artiglio del diavolo è molto efficace in caso di dolori muscolari, dolori reumatici, artrite reumatoide, reumatismo infiammatorio, osteoartriti, tendiniti, contusioni, dolori alla schiena, cervicale, mal di testa, contusioni, micro traumi e altre infiammazioni muscolari.

Possiede notevoli proprietà digestive e se viene assunto come infuso, è un valido rimedio anche per abbassare il colesterolo ed eliminare l’acido urico; rivelandosi un trattamento efficace contro la gotta.

Infine, agisce anche sul fegato eliminando le tossine (distonie del sistema epatobiliare, colecistite).

Di contro, non è adatto per chi è predisposto a disturbi gastrici, soffre di gastrite o ulcere gastriche e duodenali, ed è sconsigliato durante la gravidanza.

L’artiglio del diavolo, è un rimedio naturale molto efficace paragonabile ai farmaci della medicina tradizionale. Provare per credere!

Possiamo trovarlo nelle erboristerie, farmacie, parafarmacie e in alcuni centri commerciali nei reparti dietetici, come integratore alimentare, tintura, pomata, ed estratto secco.
Fonte: web

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