Conosciamo la Thulite

Conosciamo la Thulite
Conosciamo la Thulite
La Thulite è una varietà di Zoisite
Il nome deriva da Thule, nome antico della contea di Telemark in Norvegia.
La pietra del Desiderio , infonde gioia di vivere
Stimola la libido e la fertilità, Aiuta nelle terapia sugli apparati genitali per entrambi i sessi. Stimola la rigenerazione, rafforza il sistema nervoso .
Protegge dalla perdita dei sensi . Aiuta nelle terapia della gola e delle vie respiratorie : gola, bronchi e polmoni .
Rilassa la mente e combatte il cattivo umore e il nervosismo . Stimola il riposo adducendo un profondo sonno riposante. Può essere d’aiuto contro il mal di schiena, contro l’esaurimento nervoso e per problemi di peso . Aiuta nelle perdite di sangue dal naso, e nella cure delle vesciche ai piedi
effetti psichici : Rafforza la curiosità e l’ingegno. Aiuta a risolvere qualsiasi problema personale o collettivo, ispirando nuove soluzioni.
Cristalloterapia : Stimola la forza vitale , infonde forza e coraggio per affrontare tutte le imprese , stimola la creatività.
Aiuta a soddisfare ogni sogno e desiderio fornendo la certezza che saranno soddisfatti .
Influenza la sfera sessuale : stimola la sessualità la sensualità e la libido. Aiuta a godersi la vita.
Protegge la bellezza, l’avventura la malinconia il romanticismo e le atmosfere misteriose .
Destrezza, Meditazione
Agisce su : secondo chakra, il plesso solare, il cuore e la gola, Stimola la sessualità e la creatività, la volontà e l’azione, l’amore e la comunicazione.
Attraverso la risonanza con i chakra la Thulite favorisce l’allegria, l’entusiasmo, la soddisfazione, il piacere e la gioia.
La Thulite favorisce i rapporti di tutti i generi sia personali che sociali che sessuali , è un eccellente amuleto per fare nuove amicizie o avere relazioni sentimentali.
Abbassa le tensioni nei conflitti aiutando a giungere ad una “pace” favorendo gli accordi di qualunque tipo.
Aiuta a combattere ogni dipendenza, riequilibra gli stati depressivi, e le fasi negative.
La Thulite è la gemma della sensualità e della sensibilità.
Favorisce la sincerità e la generosità.
Aiuta ad abbattere le corazze che si separano dal prossimo.
Fonte: web

Io me la ricordo la felicità, era fatta di operai che andavano al mare…


“Io me la ricordo la felicità, era fatta di operai che andavano al mare nei giorni di agosto.
Le macchine senza aria condizionata, con i portapacchi pieni di valigie e le autostrade senza bollini neri. Erano gli anni dove i pensionati potevamo permettersi la giusta ricompensa dopo una vita di sacrifici, erano gli anni delle spiagge con i tavolini e le paste al forno, e quei contenitori frigo, più forniti dei supermercati. La felicità, con quelle sedie pieghevoli e quei caffè nei termos a fine pranzo, le foto con i rullini, i discorsi tutti insieme a fine pranzo, i bambini che facevano i bambini. Le città deserte, per il pane dovevi andare alla stazione centrale perché tutti sapevano che lì c’era un supermercato sempre aperto. Aveva un altro sapore la felicità! Le discoteche in spiaggia, fatte di legno con le lampadine colorate, le ragazze sedute che aspettavano l’invito per ballare quei lenti e conoscersi meglio, eravamo più estranei e molto più intimi senza sapere ancora il nome. Noi, con una chitarra e un fuoco in spiaggia, avevamo il paradiso, noi in cerchio e una bottiglia che girava trovavamo un bacio, e porca puttana ci capitava sempre quello che non ci piaceva.
Noi, figli dei francobolli e delle cartoline “tanti saluti dal mare” che li spedivamo sempre l’ultimo giorno, forse per questo avevano il sapore amaro quei francobolli quando li leccavi, perché le vacanze finivano, ma si tornava a casa felici, senza bollette arretrate nei cassetti, con le cartoline che arrivavano in autunno, con la serenità nella testa e la speranza sempre a portata di mano.
Invece oggi il 15 agosto i centri commerciali sono sempre aperti, le città sempre più popolate, i pensionati li vedi lì, sotto qualche albero per un po’ di fresco. Ci facciamo sempre più foto senza il bisogno di andarle a sviluppare, e qui, ci hanno fregato l’attesa, Andiamo in spiagge organizzate e devi rispettare i limiti, e qui, ci hanno fregato gli spazi. Abbiamo voluto di più ma abbiamo ottenuto di meno. Abbiamo ottenuto un smartphone per parlare con il mondo, e qui, ci hanno fregato la voglia di stare insieme. Io me la ricordo la felicità, rimaneva a te, sulla pelle, e non aveva nessuna password..”
Fonte: Daniele Reale

Proprietà e benefici della Sugilite

Proprietà e benefici della Sugilite
Proprietà e benefici della Sugilite
La Sugilite è un minerale dal colore che varia dal rosso al viola scuro.

Recentemente è stata rivalutata dal punto di vista spirituale, ritenuta infatti simbolo del mistero, dello spirito e della guarigione.

La Sugilite è considerata un po’ come un ponte che collega il piano materiale a quello spirituale, armonizzandoli.

Si dice che fino ad oggi non era affiorata sulla terra, perché l’uomo non era ancora pronto alla sua energia.

Il colore viola non ricorda quello dell’ametista e non può infatti essere confusa con questo quarzo. Intenso e pieno, la luvulite non è una pietra semi-trasparente.

I giacimenti più importanti si Sugilite sono in Canada, Sudafrica e Giappone.

Le capacità protettive della Sugilite sono eccezionali.

Portare o indossare un pezzo di Sugilite procura una specie di “scudo di luce” attorno al corpo che rende inattaccabili dalle disarmonie altrui.

Questo tipo di protezione è importante soprattutto per quelle persone gentili che hanno la tendenza ad assorbire su di loro tutte le energie che gli stanno attorno.

Sembra capace di bilanciare i due emisferi celebrali. Per riuscirci, basta posizionarla all’altezza del terzo occhio.

Un po’ come accade ad esempio con il Quarzo ialino, può essere utilizzate come pietra di emergenza.

Resta però particolarmente idonea per alleviare i sintomi e scavare nella profondità delle cause che interessano i disturbi motori.

Usate la Sugilite se dovete scacciare vecchi rancori, sentimenti, frustrazioni, sensi di colpa… Aiuta ad accettare il mondo per quello che è, anche nel suo aspetto più devastante, senza accollarsi

responsabilità che non gli appartengono.

La Sugilite diciamo che è considerata la pietra del nostro secolo, capace di contrastare proprio questi stati ansiosi e aiutando le persone a comprendere le cose per quelle che sono, semplicemente accettandole.

*Le informazioni riportate in questo articolo hanno carattere informativo, non sono pertanto da considerarsi prescrizioni mediche.

Fonte: web

Per non dimenticare lo scontro ferroviario del 12 luglio 2016 in Puglia


Per non dimenticare lo scontro ferroviario del 13 luglio 2016 in Puglia

Proprio oggi, giusto per ricordare a tutti noi che tra meno di un mese ricorre l’anniversario dello scontro tra due treni in Provincia di Bari, un’altro scontro in Provincia di Lecce. Questa volta, per fortuna, solo feriti.
Questa, è la lettera di un anonimo per non dimenticare…
“Ho finito gli esami, per questa sessione. Finalmente. Entro nella mia stanza e chiamo mia madre: “È andato pure questo, mamma. Adesso sistemo le ultime cose e torno dritta dritta a casa. Fra poco ho il treno. Ci vediamo dopo!”.
Chiudo la valigia, butto il libretto universitario nello zaino e vado alla stazione.
Fa caldo oggi, molto. È un caldo asfissiante e il vento che soffia leggero mi brucia lentamente la pelle. Questa valigia pesa troppo. Non ce la faccio a trascinarla. E lo zaino mi schiaccia le spalle. Non vedo l’ora di salire sul treno.
Sono al binario; mi accendo una sigaretta nell’attesa. Due tiri e la butto. Fa troppo caldo pure per fumare. Prendo il cellulare e scrivo alla mia migliore amica: “Ci vediamo stasera. Organizza un aperitivo: ho voglia di far festa”. Lei mi risponde con una faccetta ridente: “Avverto gli altri”. Sorrido. La mia terra, la mia gente: finalmente. Quante ne faremo st’estate. E poi il lavoro, e la tesi. Sarà un mese di fuoco, letteralmente. Penso troppo alle cose che dovrò fare nei prossimi giorni, tanto da non accorgermi che il treno è arrivato. Quasi lo perdo. Torno con i piedi per terra e salgo. Quanta gente c’è. Oggi è affollatissimo. Spero di trovare un posto. Ah, menomale: c’è l’aria condizionata. Respiro. Attraverso uno, due, tre vagoni. Eccolo là, un sedile vuoto. Accelero il passo: il ragazzo lì in fondo potrebbe rubarmi il posto e io tutto il viaggio in piedi proprio che non me lo voglio fare. Butto la valigia sul portabagagli e mi siedo. Di fronte a me c’è una ragazza, carina ma con una voce troppo stridente per i miei gusti. Ha voglia di chiacchierare ma non sono in vena di socializzare. Mi infilo repentinamente le cuffie nelle orecchie. Sparo il volume al massimo: nessuno mi deve disturbare.
Il treno è in corsa: e guardo la terra bruciata dal sole cocente di luglio; e guardo le chiome degli ulivi che si smuovono allo sfrecciare del treno. E guardo la mia terra: cristo, quant’è bella. E cristo quanto sono felice: pure quest’anno è andato. Dai, che la laurea è vicina. E poi? E poi la specialistica. Si, ma dove? Non lo so. Un problema alla volta sennò non risolvo nulla. Uh, devo avvertire il mio ragazzo: “Arrivo alle due. Mi vieni a prendere tu alla stazione?”-“Certo! Alle due, giusto? Tranquilla che mi faccio trovare al binario”. Perfetto.
Corre il treno. Corre.
Scorrono i minuti sull’ipod. Parte un’altra canzone. E poi un’altra ancora.
E poi…
E poi si ferma tutto.
Un boato. Un fischio. La mia testa che rimbalza sul sedile. Una, due, tre volte. Rimbalza forte. Mi fa male.
Volo. Volo lontano. Mi ritrovo sbattuta per terra. Schiacciata. Confusa. Stordita.
Cadono tutti. E urlano tutti.
Ho caldo. Poi, di colpo, ho freddo. Poi di nuovo caldo. Sento qualcosa che mi scorre lungo l’addome. E’ sangue: ho una lamiera conficcata dentro. Ma perché? Che è successo? Chiamate mia madre. Voglio mia madre. Chiamate mia mamma. Non capisco che cosa sta succedendo. Ho paura. Ho tanta paura. Voglio tornare a casa. Chiamate mia mamma.
Poi non sento più nulla. Non vedo più nulla.
Sono morta così, in un incidente ferroviario. In una calda giornata di luglio. E dopo l’impatto, solo un gran silenzio. Rimangono solo gli ulivi imbrattati di sangue. Rimangono solo le vite spezzate. E i sogni schiacciati. E i programmi annullati. Rimangono solo storie sospese.
Non ci sarà nessun aperitivo stasera. Avvertite la mia migliore amica.
Non arriverò mai alla stazione alle due. Avvertite il mio ragazzo.
Non tornerò mai a casa: ditelo a mamma.
È finito tutto così: chè tanto non ci vuole niente.
Vedo che ne parlano in molti, di quello che è successo. Tra due mesi già non si ricorderà più nessuno di noi.
Ricordami tu, mamma. Ricordami raccontando quello che ero. Quello che volevo fare. Quelli che erano i miei progetti. Raccontami: raccontami nei difetti e nei pregi. Racconta di come me ne sono andata sotto il sole cocente di luglio, tra le lande della mia amata terra.
Ricordami tu, mamma. Mi mancherai.”
(Puglia, 12 luglio 2016- Autore sconosciuto)

Fonte: web

Questa voce è stata pubblicata il 13 giugno 2017, in Stragi con tag .

Credo di essere morto per la seconda volta


Credo di essere morto per la seconda volta
– Giovà, svegliati!
– Che c’è Paolo, stavo riposando, manco qua sopra in santa pace posso stare.
– Amunì svegliati che ti devo dire una cosa!
– Sveglio sono, che cosa c’è?
– Ti ricordi quando ti dissi che tra le teste di minchia eri il più testa di minchia di tutti?
– E come dimenticarlo, e quindi? Mi hai svegliato per questo?
– No. Ti devo dire una cosa.
– Dimmi.
– In questi anni qui sopra siamo stati in silenzio, abbiamo guardato dall’alto andare allo sfacelo il lavoro per cui abbiamo dato la vita.
– Eh…
– Poi però ci siamo ricreduti. Abbiamo visto nascere nella gente una coscienza nuova. Le persone si sono rotte le palle della mafia, dei mafiosi.
Chi c’era ai tempi nostri si è rotto le scatole e ne è stato alla larga e chi, invece, era troppo giovane, ha vissuto nel ricordo di un male incurabile che ha macchiato il nome della Sicilia, ma consapevole che la mafia, quella che abbiamo conosciuto noi, non c’era più. E così è stato bello vedere tutti quanti gioire per noi, nel nostro ricordo.
Musica, carri, manifesti.
– Miii troppo bello. Per non parlare di tutte le persone importanti che ci hanno tenuto davvero a salire sui palchi e a parlare di noi… E quindi?
Mi vuoi dire che hanno organizzato un’altra festa? Perché sono stanco per vederla ora, però m’arruspigghio se necessario.
– No Giová. Volevo dirti che per anni hai creduto di aver lasciato abbastanza, di aver dimostrato che, alla fine, siamo noi che abbiamo vinto, che anche se eri stato un testa di minchia, ne era valsa la pena. Oggi ti dico: siamo due teste di minchia. Due.
– Perché?
– Perché siamo morti tra le macerie di una società che ci ha massacrato e che ora, a meno di un mese dal giorno della tua morte, afferma che Riina, mischinieddu, merita una morte dignitosa.
– Ah… Capisco. Comunque mi siddió… Spegni la luce per favore.
– Ok Giová.
– Pà… Ma secondo te dopo il Paradiso c’è altro?
– Non lo so… Perché?
– Perché oggi credo di essere morto per la seconda volta.
Fonte : Giorgia Tabbita http://www.profilemagazinetv.it/2017/06/07/pa-spegni-la-luce