Cicatrici

CICATRICI… Cicatrici
In un caldo giorno d’estate nel sud della Florida, un bambino decise di andare a nuotare nella laguna dietro casa sua. Uscì dalla porta posteriore correndo e si gettò in acqua nuotando felice.

Sua madre lo guardava dalla casa attraverso la finestra e vide con orrore quello che stava succedendo.
Corse subito verso suo figlio gridando più forte che poteva.
… Sentendola il bambino si allarmò e nuotò verso sua madre ma era ormai troppo tardi.
La mamma afferrò il bambino per le braccia, proprio quando il caimano gli afferrava le gambe.
La donna tirava determinata, con tutta la forza del suo cuore.

Il coccodrillo era più forte, ma la mamma era molto più determinata e il suo amore non l’abbandonava.

Un uomo sentì le grida, si precipitò sul posto con una pistola e uccise il coccodrillo.

Il bimbo si salvò e, anche se le sue gambe erano ferite gravemente, poté di nuovo camminare.

Quando uscì dal trauma, un giornalista domandò al bambino se voleva mostrargli
le cicatrici sulle sue gambe.
Il bimbo sollevò la coperta e gliele fece vedere.

Poi, con grande orgoglio si rimboccò le maniche e disse:
“Ma quelle che deve vedere sono queste”
Erano i segni delle unghie di sua madre che l’avevano stretto con forza.
“Le ho perché la mamma non mi ha lasciato e mi ha salvato la vita”.

Anche noi abbiamo cicatrici di un passato doloroso. Alcune sono causate dai nostri peccati,
ma alcune sono le impronte di Dio quando ci ha sostenuto con forza per
non farci cadere fra gli artigli del male.
Ricorda che se qualche volta la tua anima ha sofferto….
è perché Dio ti ha afferrato troppo forte affinché non cadessi!
Fonte: web

Lettera di un gatto

Lettera di un gatto
Sai, anche io sono stato bambino.
Sai, anche io ho avuto una mamma e Dio solo sa come era bella.
Me la immagino nera con una lunga coda grigia, lunghi baffetti sul musetto e due occhi verdi come il mare… Come i miei!
Sai anche io sono inciampato sulle mie zampine rincorrendo le farfalle. Ero così buffo! E anche io sono stato cullato dalle fusa di mia mamma.
Lei era lì quando mi è caduto il primo dentino, quando ho imparato a cacciare i topolini, ma sai di mangiarli proprio non mi andava. Era lì quando mi mettevo nei guai.
E lei era lì quando ha dovuto dirmi addio.
Non so perché l’ha fatto… sentivo degli umani che mentre la portavano via mormoravano ‘forse è stata investita, o avvelenata, buttiamola via ormai è morta’.
Sì, tu non mi hai visto, ma anche io sono stato bambino. Poi non so cosa sia successo. Poi ho dovuto affrontare il mondo da solo.
Poi sono cresciuto e ho perso il bambino dentro me.
Sono diventato l’ombra di me stesso.
Quel bambino, è diventato uno fra tanti.
Mi chiamavano “gattaccio” oppure “vai via”.
Per anni ho rotto le buste della spazzatura, ma trovavo poco e niente.
Per anni ho dormito sotto la pioggia, al freddo.
Per anni ho faticato a trovare da bere.
Per anni ho sofferto il caldo.
Per anni ho sentito sempre la stessa frase: “non dargli da mangiare, perché poi si abitua e viene sempre qui. E poi porta malattie”.
Ma io non volevo abituarmi. Io volevo solo smettere di avere fame. Volevo solo vivere.
Ho vagabondato a lungo senza mai fermarmi. Ho conosciuto la cattiveria, la fame, la sete, il freddo, la solitudine e la cosa più triste: l’indifferenza dei passanti.

Ho conosciuto ciò che mi stava uccidendo, prima di arrivare da te.
Prima di arrivare finalmente nel giardino giusto, circondato da mani gentili, pappa buona e finalmente una ciotola d’acqua, una cuccia e le carezze.
Tu mi hai preso per mano, mi hai portato in un sogno. Mi hai portato in un posto magico dove non esiste dolore. Dove esiste la sicurezza di essere tutto per qualcuno.
E non importa se tu pensi sempre di non fare abbastanza.
Non importa se a volte litigheremo perché non prenderò le medicine.
Non importa se a volte sei stanca e non mi parli. Non importa se pensi di non essere all’altezza. Non mi importa nulla perchè tu sei il mio tutto. Perché tu mi hai salvato. Perchè tu come nessuno prima, ha creduto in me. Perché tu ci sei sempre e comunque.

Ora forse ho 10/12 anni boh…
Ed è vero che gli altri li ho vissuti nell’ombra.
Ma io da oggi ho una nuova vita, ho ritrovato il bambino che tanto avevo cercato.
E ho trovato una nuova mamma.
E adesso sì, sono sempre solo un gatto.
Ma sono il tuo gatto e spero questo ti basti per essere felice.

Fonte: web

Dall’uovo di Pasqua

Dall’uovo di Pasqua
Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace,
abbasso la guerra”

-Gianni Rodari-
Dal web

Il perdono

Il perdono
Un uomo andò da suo padre e gli disse: “Padre, non sopporto più mia moglie, voglio ucciderla, ma ho paura che venga scoperto.
Mi puoi aiutare?”
Il padre rispose: “Sì, posso, ma c’è un problema … Devi fare in modo che nessuno sospetti che sia stato tu quando lei morirà.
Dovrai prenderti cura di lei, essere gentile, grato, paziente, amorevole, meno egoista, ascoltare di più…
Vedi questo veleno qui?
Ogni giorno ne metterai un po’ nel cibo, così, lei morirà lentamente.”
Dopo qualche giorno, il figlio torna dal padre e dice: “non voglio più che mia moglie muoia!
Mi sono reso conto che la amo. E adesso, come faccio dato che l’ho avvelenata in questi giorni?”
Il padre gli risponde: “Non ti preoccupare! Quello che ti ho dato era polvere di riso. Non morirà, perché il veleno era dentro di te!”
Quando nutrite rancori morite lentamente. impariamo prima a fare la pace con noi stessi e solo dopo saremo in grado di farla con gli altri.
Trattiamo gli altri come vorremmo essere trattati .
Prendiamo noi l’iniziativa di amare, di dare, di aiutare… e smettiamola di pretendere di essere serviti, di approfittare e sfruttare gli altri.
Che l’amore di Dio ci raggiunga ogni giorno perché non sappiamo se avremo tempo per purificare noi stessi con questo antidoto chiamato PERDONO.
Fonte: web

Io sono l’unica persona da cui dipende la mia felicità

Io sono l'unica persona da cui dipende la mia felicità

Durante un seminario per matrimoni, hanno chiesto a una donna:
– “Ti rende felice il tuo marito? Veramente ti rende felice?”
In quel momento il marito ha alzato leggermente il collo in segno di sicurezza: sapeva che sua moglie avrebbe detto di sì, perché

 lei non si è mai lamentata durante il suo matrimonio.

Tuttavia la moglie rispose con un sonoro:
– “No… non mi rende felice”

Il marito la guardò con stupore, mentre la donna continuò il proprio discorso:
– “Non mi rende felice… Io sono felice!
Che io sia felice o no non dipende da lui, ma da me.
Io sono l’unica persona da cui dipende la mia felicità.
Mi accorgo di essere felice in ogni situazione e in ogni momento della mia vita, perché se la mia felicità dipendesse da qualche p

ersona, cosa o circostanza sulla faccia di questa terra, sarei in guai seri.

Tutto ciò che esiste in questa vita, cambia continuamente. L’essere umano, le ricchezze, il mio corpo, il clima, i piaceri, ecc. E così potrei continuare

 per ore, elencando una lista infinita.

Attraverso tutta la mia vita, ho imparato qualcosa;
Decido di essere felice e il resto lo c

hiamo ‘ esperienze ‘:

Amare
Perdonare

Aiutare

Comprendere
Ascoltare
Consolare
C’è gente che dice: “non posso essere felice perché sono malata, perché non ho soldi, perché fa troppo caldo, perché qualcuno mi ha insultato,
perchè qualcuno ha smesso d

i amarmi, perché qualcuno non mi ha considerato, ma quello che queste persone non sanno è che si può essere felici anche essendo malati,

anche se si è troppo sudati, anche se si è

senza soldi, anche se si riceve un insulto, anche se qualcuno non ci ha apprezzato.

La vita è come andare in bicicletta: cadi solo se smetti di pedalare.
Inizia la giornata con un sorriso e non lasciare che niente e nessuno la cancelli del tuo volto.

Essere felice è un atteggiamento!”
Fonte: web

 

Io sono l'unica persona da cui dipende la mia felicità