Dall’uovo di Pasqua

Dall’uovo di Pasqua
Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace,
abbasso la guerra”

-Gianni Rodari-
Dal web

Il perdono

Il perdono
Un uomo andò da suo padre e gli disse: “Padre, non sopporto più mia moglie, voglio ucciderla, ma ho paura che venga scoperto.
Mi puoi aiutare?”
Il padre rispose: “Sì, posso, ma c’è un problema … Devi fare in modo che nessuno sospetti che sia stato tu quando lei morirà.
Dovrai prenderti cura di lei, essere gentile, grato, paziente, amorevole, meno egoista, ascoltare di più…
Vedi questo veleno qui?
Ogni giorno ne metterai un po’ nel cibo, così, lei morirà lentamente.”
Dopo qualche giorno, il figlio torna dal padre e dice: “non voglio più che mia moglie muoia!
Mi sono reso conto che la amo. E adesso, come faccio dato che l’ho avvelenata in questi giorni?”
Il padre gli risponde: “Non ti preoccupare! Quello che ti ho dato era polvere di riso. Non morirà, perché il veleno era dentro di te!”
Quando nutrite rancori morite lentamente. impariamo prima a fare la pace con noi stessi e solo dopo saremo in grado di farla con gli altri.
Trattiamo gli altri come vorremmo essere trattati .
Prendiamo noi l’iniziativa di amare, di dare, di aiutare… e smettiamola di pretendere di essere serviti, di approfittare e sfruttare gli altri.
Che l’amore di Dio ci raggiunga ogni giorno perché non sappiamo se avremo tempo per purificare noi stessi con questo antidoto chiamato PERDONO.
Fonte: web

Io sono l’unica persona da cui dipende la mia felicità

Io sono l'unica persona da cui dipende la mia felicità

Durante un seminario per matrimoni, hanno chiesto a una donna:
– “Ti rende felice il tuo marito? Veramente ti rende felice?”
In quel momento il marito ha alzato leggermente il collo in segno di sicurezza: sapeva che sua moglie avrebbe detto di sì, perché

 lei non si è mai lamentata durante il suo matrimonio.

Tuttavia la moglie rispose con un sonoro:
– “No… non mi rende felice”

Il marito la guardò con stupore, mentre la donna continuò il proprio discorso:
– “Non mi rende felice… Io sono felice!
Che io sia felice o no non dipende da lui, ma da me.
Io sono l’unica persona da cui dipende la mia felicità.
Mi accorgo di essere felice in ogni situazione e in ogni momento della mia vita, perché se la mia felicità dipendesse da qualche p

ersona, cosa o circostanza sulla faccia di questa terra, sarei in guai seri.

Tutto ciò che esiste in questa vita, cambia continuamente. L’essere umano, le ricchezze, il mio corpo, il clima, i piaceri, ecc. E così potrei continuare

 per ore, elencando una lista infinita.

Attraverso tutta la mia vita, ho imparato qualcosa;
Decido di essere felice e il resto lo c

hiamo ‘ esperienze ‘:

Amare
Perdonare

Aiutare

Comprendere
Ascoltare
Consolare
C’è gente che dice: “non posso essere felice perché sono malata, perché non ho soldi, perché fa troppo caldo, perché qualcuno mi ha insultato,
perchè qualcuno ha smesso d

i amarmi, perché qualcuno non mi ha considerato, ma quello che queste persone non sanno è che si può essere felici anche essendo malati,

anche se si è troppo sudati, anche se si è

senza soldi, anche se si riceve un insulto, anche se qualcuno non ci ha apprezzato.

La vita è come andare in bicicletta: cadi solo se smetti di pedalare.
Inizia la giornata con un sorriso e non lasciare che niente e nessuno la cancelli del tuo volto.

Essere felice è un atteggiamento!”
Fonte: web

 

Io sono l'unica persona da cui dipende la mia felicità

 

E ho capito, caro Babbo Natale, che io non ho più niente da chiederti

E ho capito, caro Babbo Natale,  che io non ho più niente da chiederti
“Vuole sedersi?”
“No tesoro, grazie. Devo scenne tra 4 fermate m’hanno detto, ma non so’ sicura. Non lo prendo mai st’autobus”.
Pochi denti, i capelli bianchi e …il viso di chi ne ha passate talmente tante che non c’ha da incazzarsi per lo sciopero, il traffico,
le manifestazioni e conserva in un’ espressione serena ma non rassegnata le ultime energie per una giornata
cominciata troppo presto e che, sa già, finirà molto tardi.
“Dove deve andare esattamente? Magari le so dare un’indicazione più precisa”.
“Al Policlinico tesoro, non per me eh. Lo vedi sto borsone? Dentro ce stanno due pigiami profumati e la cena per mio figlio.
So’ tanto gentili la’, ma non sanno cucina’!”.
Non ce l’ho fatta a trattermi.
“E perché sta in ospedale suo figlio?”.
“Eh tesoro, perché la vita ha deciso che era giusto così. C’ha la sclerosi. Ha subito un intervento d’urgenza per una complicazione…
E mo’ se deve riprende, perché c’ha due figli che hanno chiesto a Babbo Natale che rivogliono come regalo il papà a casa!
Il più grande ha 12 anni. Oggi m’ha detto: -Nonna io sono forte, se hai bisogno appoggiati a me che noi ci siamo appoggiati troppo a te.
Eh niente tesoro mio, capisci? Una trova la forza pure de sposta’ le montagne.
Mo’ sto ad anna’ la’, lo sistemo bene bene, je metto il pigiama pulito, je faccio mangia’ le cose buone e je faccio un discorsetto.
Quello se vole lascia anda’, ma non sa che se perde se chiude quell’occhi. Se perde quelle due creature che se meritano il mondo, ma no il mondo che vedemo noi, quello bello che vedono loro”.
Sono scesa alla fermata con lei.
“Ah guardi scendo pure io qua, ce facciamo un pezzo de strada insieme, me dia il borsone così faccio palestra!”
Eh no.
Io non dovevo scendere lì.
Ma penso che non ci fosse fermata più giusta di quella.
L’ho lasciata all’ingresso, l’ho salutata con un abbraccio come fosse la mia di nonna.
Non so come si chiama.
Ma se Babbo Natale esiste, signori miei, io l’ho incontrato stasera.
Aveva un borsone con due pigiami puliti e la cena per il figlio. Due occhi pieni di spudorata dolcezza,
tante rughe e pochi denti e mi ha detto: “Buon Natale tesoro, grazie eh, non prende freddo!”.
E ho capito che, Caro Babbo Natale, io non ho niente di più da chiederti, se non una supplica:
non togliermi quello che già ho, inclusi i giorni a lavoro di merda, i casini, gli scioperi, il freddo, le attese alla fermata,
i “visualizzato non risposto”, i “ti richiamo” mai arrivati, i messaggi del cazzo.
La mia vita, così com’è, è il più grande lusso al quale potessi aspirare.
Lasciamela così: con qualche piccolo sogno realizzato qua e là da condividere con chi amo.
Grazie
E buon natale a tutti…
Fonte: web

Caro Babbo Natale , ci ho pensato

Caro Babbo Natale ci ho pensato

Caro Babbo, ci ho pensato.
Non voglio essere una di quelle donne da borsa Louis Vuitton.
Scarpe Hogan.
Cintura Gucci.
E nemmeno da bracciale Pandora.
Ma non sono neanche una da pentola a vapore o stirella.
O da crema antirughe.
Nemmeno da foglioline. Che quelle mi sembrano un nuovo inganno.
E non me ne vogliano le donne. Le altre quelle che si farebbero in quattro per una di queste cose.
Ma io desidero uguaglianza di pensiero.
E che tu riesca a scacciare i miei sensi di colpa una volta per tutte.
Vorrei del tempo per me. E che quel tempo non mi sembri rubato.
Desidero riconoscenza. Sì, riconoscenza. Non essere scontata insomma.
E non mi frega più la storia dell’anello. Che quello brilla e basta.

E solo le cretine ormai fanno Oh! con la bocca spalancata.
A me incanta un uomo su cui contare e per cui conto. Senza riti. Salamelecchi e contorno.
A me piace il dolce. Quello che assaggio dal mio compagno perché sono a dieta sempre.
Desidero una parola regalata una sera in cui sono ubriaca d’amore.
Desidero calzini puliti nel cassetto giusto.
Chi arriva prima prepara la cena. Neanche a dirlo.
Desidero un posto in cui nascondermi quando non ne posso più. Che sia solo mio. In cui nessuno possa entrare.
Proprio nessuno. In cui posso perdermi e ritrovarmi e poi perdermi ancora, sai Babbo Natale, noi donne siamo impossibili, spesso facciamo tutto da sole.
Desidero potermi dissolvere ogni tanto senza che qualcuno mi dica: ma tu sei la madre! Cazzo, lo so!
Voglio silenzio, e ballare a piedi nudi. Che i tacchi li hanno solo le fighe.
Portare le rughe al meglio che posso.
Desidero che non mi porti un vestito taglia 38, ma uno taglia 50 così mi posso sentire magra, magrissima.

Caro Babbo Natale, ci ho pensato

Vorrei coraggio da vendere per sentirmi forte quando sono fragile.

Vorrei svegliarmi con un po’ di trucco che non sbavi dopo cinque secondi.

Uno specchio magico che inventi gli addominali anche su di me.

Una borsa piccola ma che sia grande che contenga tutto. Emozioni. Pianti. Paure. Salviette. Fazzoletti. Buon umore.

Caro Babbo Natale, avrei un’ultima richiesta da farti.

Forse la più importante.

Vorrei per ogni donna sulla terra uomini capaci di essere tali.

Che non picchino.

Che non demandino.

Che non opprimano.

Che non violentino.

Che non ci rubino la vita.

Lo so, hai molto lavoro da fare, ma noi abbiamo un’esistenza e una sola.

Non possiamo tanto girarci in giro.

Le donne muoiono davvero. A volte dentro e restano vive.

Nessun regalo stantio per noi.

Buttali nel cesso.

Regalali alla matrigna di Cenerentola.

Alla strega cattiva.

Al mago di Oz.

Ma non a noi.

Noi meritiamo di più di un bracciale o un anello che luccica.

Meritiamo di più. Le stesse opportunità dei nostri uomini.

Una vita che sappia d’amore e di rispetto. E che sia per sempre.

Quella sì che luccica, e sa di meraviglia.

Tratto da: ilmatrimoniodimiasorella
Fonte: web