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C’erano una volta le feste a casa…

C’erano una volta le feste a casa…
Le pareti della stanza erano coperte con carta da parati perlopiù a disegni geometrici o a fiori come dettava la tendenza di allora.
Qualche sedia e un paio di mobili schiacciati contro il muro per creare più spazio al centro, completavano la coreografia.
Si ballava al suono di giradischi dal braccio quasi sempre traballante.
Le mani di lei cingevano il collo di lui e quelle di lui si appoggiavano morbidamente sui fianchi di lei ma a volte scivolavano un poco più in basso e nessuna se ne lagnava poi più di tanto….
Balli lenti, anzi, lentissimi.
Ci si teneva stretti stretti, la guancia premuta sulla guancia dell’altro, con lo strofinio del corpo appena percettibile.
Luci soffuse ( ogni tanto qualche “sfacciato” le spegneva), illuminavano e scaldavano gli ingenui amori appena nati.
In cucina la moglie diceva al marito “perchè non vai a dare un’ occhiata ai ragazzi?”

“no no…vai tu che sei vestita bene” rispondeva quasi sempre lui.
E sul più bello, proprio nel momento in cui le bocche pericolosamente vicine stavano finalmente per baciarsi, arrivava la mamma di chi aveva organizzato la festicciola, con le aranciate, i panini e i pasticcini .
Qualche viso arrossato, qualche fronte imperlata di sudore, qualche camicia stropicciata dai focosi abbracci,

ero lo scenario che si apriva.
Che botte di adrenalina…quello sì che era sballo!
Ed entro le 8 (dicasi ore 20.00) ognuno a casa sua!!!
Io non so cosa risponderei se qualcuno mi chiedesse “quali sono i migliori anni della tua vita?”

Quelli che stai vivendo? Gli anni dell’infanzia o quelli dell’adolescenza?
Alla fine, come cantava Renato Zero, anche io “penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa e che è bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa” .
A ognuno la sua età dunque e i suoi anni migliori.
Però se hai vissuto certe emozioni, te le porti dentro tutta la vita.
E quando ti capita di pensarci, mbè , il cuore ha un battito in più…
Di Serenella Calicchia
Fonte: web

I forti non sono amati

I forti non sono amati
I forti non sono amati

Sono scomodi. Sono poco manipolabili.
I forti sanno sentire se stessi, conoscono i loro diritti e non sono disposti a rinunciarci.
Sanno essere felici malgrado tutto.
Hanno delle radici potenti che non si possono estirpare.
Non è facile distruggere i loro principi, la loro dignità, la loro fiducia in se stessi.
Sono in grado di sostenere qualsiasi verità, i colpi del destino, la tortura del tradimento e le tempeste delle proprie emozioni. Non hanno paura del dolore: hanno già attraversato il loro inferno personale e sanno trasformare le ferite in saggezza, sanno godere la vita, conservando nel cuore la bellezza e la tenerezza.
Non si aggirano sulla strade altrui, non commerciano di felicità,
non elemosinano l’amore.
Ma se dovessero conoscere questo sentimento,
lo accetterebbero come un dono e non tradirebbero mai coloro che amano.
I forti si evolvono, si approfondiscono.
Ciascuno di loro porta una croce personale,
senza farla cadere sulle spalle degli altri.
Quando sbagliano si rialzano traendone una lezione,
invece di accusare qualcun altro.
I forti sanno andarsene, per sempre.
Non provate la loro resistenza: vi pieghereste.

Fonte: web

Nonno, nonno! Sul mio libro di storia c’è scritto che nel 2020…

Nonno, nonno! Sul mio libro di storia c'è scritto che nel 2020...
“Nonno… nonno! Sul mio libro di storia c’è scritto che nel marzo 2020 c’è stata una pandemia!
Ma cosa è accaduto?”

-“E’ accaduto che dalla Cina è arrivato fino a noi un terribile virus influenzale mai studiato prima.”

“E poi?”

-“Ci siamo tutti messi in quarantena, nessuno poteva muoversi da casa se non per comprare i viveri al supermercato.
E’ accaduto da un momento all’altro, il giorno prima eravamo tutti insieme,amici, parenti, poi la mattina del 9 marzo ci siamo ritrovati con la vita capovolta.”

“E poi cosa è accaduto?”

-“Siamo rimasti tanto tempo col solo contatto via internet, sai per fortuna esistevano i telefoni cellulari e i computer. La gente si è responsabilizzata, abbiamo inquinato meno, abbiamo in parte riscoperto delle cose che non pensavamo di saper fare.
Alla fine venne la bella stagione, e finì tutto. Il primo pensiero fu quello di uscire per incontrare tutti. Il mondo si era fermato, per noi, però un aspetto positivo c’è stato: abbiamo capito il valore delle cose proprio perché ci sono state tolte.
E credimi nipote, che il caffé che ho bevuto quando il bar ha riaperto, sebbene fosse stato fatto con lo stesso chicco di prima, era buonissimo.

“Perché?”

-“Perché aveva il sapore di un paese che ce l’aveva fatta.”

Fonte: web

La filastrocca di Santa Lucia

La filastrocca di Santa Lucia

Santa Lucia bella,
dei bimbi sei la stella,
per il mondo vai e vai
e non ti stanchi mai.
Porti regali e doni
a tutti i bimbi buoni,
col tuo cestin dorato
e l’asinello alato.
Viva Santa Lucia,
viva Santa Lucia,
viva Santa Lucia
con il suo asinel
pereppeppè!!!
Santa Lucia bella
dei bimbi sei la stella,
tu vieni a tarda sera
quando l’aria si fa nera.
Tu vieni con l’asinello
al suon del campanello,
e le stelline d’oro
che cantano tutte in coro:
«Bimbi, ora la Santa é qui
ditele così:
cara Santa Lucia
non smarrir la via
trova la mia porticina
quella è la mia casina!»
E giù tanti doni.

Buona Santa Lucia

Fonte: web

Cicatrici

CICATRICI… Cicatrici
In un caldo giorno d’estate nel sud della Florida, un bambino decise di andare a nuotare nella laguna dietro casa sua. Uscì dalla porta posteriore correndo e si gettò in acqua nuotando felice.

Sua madre lo guardava dalla casa attraverso la finestra e vide con orrore quello che stava succedendo.
Corse subito verso suo figlio gridando più forte che poteva.
… Sentendola il bambino si allarmò e nuotò verso sua madre ma era ormai troppo tardi.
La mamma afferrò il bambino per le braccia, proprio quando il caimano gli afferrava le gambe.
La donna tirava determinata, con tutta la forza del suo cuore.

Il coccodrillo era più forte, ma la mamma era molto più determinata e il suo amore non l’abbandonava.

Un uomo sentì le grida, si precipitò sul posto con una pistola e uccise il coccodrillo.

Il bimbo si salvò e, anche se le sue gambe erano ferite gravemente, poté di nuovo camminare.

Quando uscì dal trauma, un giornalista domandò al bambino se voleva mostrargli
le cicatrici sulle sue gambe.
Il bimbo sollevò la coperta e gliele fece vedere.

Poi, con grande orgoglio si rimboccò le maniche e disse:
“Ma quelle che deve vedere sono queste”
Erano i segni delle unghie di sua madre che l’avevano stretto con forza.
“Le ho perché la mamma non mi ha lasciato e mi ha salvato la vita”.

Anche noi abbiamo cicatrici di un passato doloroso. Alcune sono causate dai nostri peccati,
ma alcune sono le impronte di Dio quando ci ha sostenuto con forza per
non farci cadere fra gli artigli del male.
Ricorda che se qualche volta la tua anima ha sofferto….
è perché Dio ti ha afferrato troppo forte affinché non cadessi!
Fonte: web

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