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Fonti alternative al Calcio da latticini. Leggi quali sono

Fonti alternative al Calcio da latticini
FICHI E MANDORLE
Fonti alternative al Calcio da latticini
SPINACI
Fonti alternative al Calcio da latticini
SEMI DI CHIA
Fonti alternative al Calcio da latticini
LEGUMI
calcio semi sesamo
SEMI DI LINO
Fonti alternative al Calcio da latticini
QUINOA
Fonti alternative al Calcio da latticini
BROCCOLI

Fonti alternative al Calcio da latticini.

Sappiamo tutti che per il buon funzionamento del nostro organismo e per mantenere forti le nostre ossa e i nostri denti ,è necessario introdurre nella propria dieta quantità adeguate di calcio.

Mentre, comunemente, l’apporto di calcio veniva associato all’assunzione di latte e latticini, al giorno d’oggi si sta assistendo ad un’inversione di tendenza relativamente a tale questione, da parte di coloro che sostengono come il calcio proveniente da latte e latticini non sia facilmente assorbibile da parte del nostro organismo e che la digestione di tali alimenti richieda a propria volta una sottrazione di calcio e di altri minerali alcalini dalle nostre ossa, a causa di una eccessiva acidificazione dell’organismo provocata dagli stessi.
I casi di osteoporosi sarebbero molto più numerosi in quelle popolazioni che assumono elevate quantità di calcio tramite i latticini, proprio a causa del fenomeno sopraindicato, come dimostrato dal più ampio studio sull’argomento, pubblicato nel 1983 tra le pagine dell’American Journal of Clinical Nutrition.Fortunatamente, latte e latticini non sono le uniche fonti dalle quali attingere il calcio. Esistono infatti diversi alimenti di origine vegetale ricchi di tale minerale, a cui soprattutto coloro che hanno deciso di escludere dalla propria alimentazione i prodotti caseari, o di ridurne l’assunzione, dovrebbero fare riferimento. Secondo quanto indicato dalla Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, l’apporto quotidiano di calcio per individui adulti dai 19 ai 50 anni è solitamente stimato attorno ai 1000 mg al giorno, che diventano 1200 mg dai 51 anni in poi.
Vi presento un elenco delle alternative vegetali :

SEMI DI SESAMO

SEMI DI CHIA

SEMI DI LINO

CAVOLO VERDE E SPINACI

BROCCOLI

QUINOA

LEGUMI

FICHI SECCHI E MANDORLE

Un frutto considerato Veleno per i tumori “Il Melograno”

Un frutto considerato Veleno per i tumori "Il Melograno"

Il melograno è una ricca fonte di acido ellagico, una sostanza recentemente portata alla luce dalla ricerca e contenuta anche nei lamponi, nelle fragole e nelle noci. Ed è proprio questo acido che indurrebbe la morte delle cellule cancerose La Punica è un genere di pianta della famiglia delle Punicaceae (o Lythraceae secondo la classificazione AGP). Comprende due specie di arbusti, originari di una regione che va dall’Iran alla zona himalayana dell’India settentrionale, e diffusi sin dall’antichità nell’intera zona mediterranea e nel Caucaso. Punica granatum è il comune melograno, pianta a portamento cespuglioso, alta fino a 2-4 m, foglie caduche lanceolate non molto grandi di colore verde lucente, fiori solitari grandi o riuniti in mazzetti all’estremità dei rami, di colore rosso vivace. Il frutto, dall’inconfondibile sapore agrodolce, è comunemente noto con il nome di «melagrana». Una ricerca di qualche anno fa condotta in Israele da Michael Aviram, biochimico, ha scoperto che questo frutto possiede proprietà non solo terapeutiche, ma addirittura antitumorali, essendo estremamente ricco in flavonoidi, potenti antiossidanti che proteggono il cuore e le arterie. Il succo di melograno, secondo la ricerca, è praticamente tossico nei confronti delle cellule cancerose. Il melograno è infatti una ricca fonte di acido ellagico, una sostanza recentemente portata alla luce dalla ricerca e contenuta anche nei lamponi, nelle fragole e nelle noci. Ed è proprio questo acido che indurrebbe la morte delle cellule cancerose. Conferma in tal senso arriverebbe proprio in questi giorni dal sito britannico «Dailymail.co.uk» dove si legge che alcune componenti del succo in questione inibirebbero il moto delle cellule tumorali oltre ad azzerare la loro diffusione. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori della University of California che hanno presentato i risultati del loro studio all’American Society for Cell Biology di Philadelphia. Ecco qui di seguito elencati i benefici del frutto relativi a: – tumore alla prostata: il succo di melograno rallenta la progressione del cancro suddetto. Inoltre, il suo regolare consumo aumenta nelle persone operate e sottoposte a radioterapia gli effetti benefici della cura ed abbrevia sensibilmente i tempi di recupero; – tumore ai polmoni: bere succo di melograno può aiutare a ridurre lo sviluppo delle cellule del cancro ai polmoni e risulta un valido aiuto per la prevenzione; – tumore alla mammella: inibizione della proliferazione delle cellule cancerogene del seno. Di nuovo è la natura a venire incontro all’uomo. E di solito non avviene quasi mai il contrario.
(Tratto da uno studio di ricercatori della University of California)

Le proprietà del Burro di Karitè,consigli e usi.

burro di karitè
NOME BOTANICO Butyrospermum parkii, in onore di Mungo Park, colui che per primo fece conoscere in Europa i pregi del Burro di Karitè FAMIGLIA Sapotaceae DESCRIZIONE L’albero può raggiungere i quindici metri di altezza e un metro di diametro. Il suo aspetto ricorda un po’ la nostra quercia, con una chioma verde scuro e le foglie raggruppate alle estremità dei rami. Nel suo habitat naturale cresce spontaneo nella savana, sulle rive dei fiumi e nel cuore della foresta equatoriale; ha fiori profumati e il suo frutto carnoso, simile a una prugna, racchiude al suo interno un nocciolo legnoso da cui si ricava il prezioso burro, che Park descriveva come “più buono del burro di vacca e più facilmente conservabile”, di fondamentale importanza nella fascia equatoriale, dove fa molto caldo e le popolazioni sono per lo più sprovviste di celle frigorifero. LA RACCOLTA È un momento molto significativo nella vita del villaggio. La raccolta delle noci va dall’inizio di luglio a metà settembre, quando i frutti sono maturi e cadono dall’albero. Quelli che restano sull’albero non vengono toccati perché non hanno ancora raggiunto il giusto livello di oleosità. La raccolta è un compito duro: bisogna fare in fretta, se i frutti vengono lasciati troppo a lungo al sole cominciano a macerare, riducendo la percentuale d’olio e aumentando in acidità. Bisogna anche fare attenzione a come si manipolano i frutti, che devono restare interi. LAVORAZIONE Nei villaggi il burro viene estratto in casa seguendo un procedimento immutato negli anni. Le noci vengono lavate e messe a seccare al sole. Vengono quindi pestate al mortaio fino ad ottenere una pasta oleosa che viene poi passata tra due pietre per eliminare le particole che rimangono dure. Si aggiunge quindi un po’ d’acqua all’impasto e si mette il composto sul fuoco, di modo che l’acqua evapori, lasciando una sostanza burrosa e spessa. Si ottiene così un prodotto di colore variabile dal verde chiaro al giallino dovuto alle rimanenze della buccia del guscio, di odore gradevole e di sapore quasi dolce, che può essere impiegato puro, oppure, vista la sua ricchezza, si può usare come base di molti prodotti cosmetici. PRINCIPI ATTIVI Vitamina A ,Vitamina E, Vitamina F , Fitosteroli che stimolano le cellule a produrre collagene ed elastina. TRADIZIONI ANTICHE E CURIOSITÀ Il Burro di Karité viene da sempre usato in Africa a scopo alimentare, come cosmetico e come farmaco, gli indigeni lo chiamano “albero della giovinezza” e lo utilizzano ad esempio come balsamo per massaggi contro i reumatismi, gli indolenzimenti, le bruciature, gli eritemi solari, le ulcerazioni e le irritazioni della pelle. Secondo la tradizione locale sembra infatti che esso favorisca l’aumento della circolazione locale, permettendo cosí una riossigenazione del tessuto epidermico e migliorando l’eliminazione degli scarti metabolici. PROPRIETÀ L’impiego del Burro di Karité nella moderna dermatologia e in cosmetologia, è dovuto alle sue proprietà cicatrizzanti, emollienti, antismagliature, antirughe, elasticizzanti, idratanti, antiossidanti, lenitive e riepitelizzanti, filmanti e protettive. È adatto per secchezza cutanea, dermatiti, eritemi, ustioni, arrossamenti, ulcerazioni e irritazioni. Il suo uso è consigliato ad esempio durante la gravidanza, perché previene la formazione di smagliature ,durante l’allattamento previene la formazione di ragadi; inoltre protegge la pelle del neonato dall’arrossamento dovuto al contatto col pannolino; protegge la pelle dagli agenti atmosferici, prevenendo arrossamenti e screpolature dovute al sole, oppure al freddo e al vento; inoltre risulta essere un ottimo protettivo contro i raggi UV; ammorbidisce le callosità sia delle mani che dei piedi. Fonte: Web

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