Perdonaci se qualcuno qui ti ha rotto i cabbasisi

Perdonaci se qualcuno qui ti ha rotto i cabbasisi

Con te, si spegne una pagina di sicilianità pura.
Tu ci hai raccontati e riscattati da un’immagine cinematografica fatta di donne sotto scialli di lana e uomini con la lupara sotto braccio.
Hai creato nuove parole, nuovi volti, nuovi tempi e nuovi spazi.

Con te, il nostro dialetto è diventato una lingua nazionale. Si è trasformato da scarna pietra a capitello barocco.
Barocco come barocco è il cuore pulsante dei tuoi personaggi e come barocca è la natura dei luoghi che hanno ospitato le tue narrazioni.

Tu con la tua Sicilia ci hai fatto l’amore come un uomo fa l’amore con la sua sposa.
Ce l’hai consegnata pura ed elegante come solo i più grandi hanno saputo fare.
Non l’hai mai trattata come una prostituta che, per pochi spicci, si vendeva al tuo genio. No.
Tu hai disegnato una terra, bella e testarda; intrigante e colorata; tagliente e sinuosa; scoscesa e sorniona; sensuale e timida; cattiva e onesta; accorata e vera.
Una Sicilia che era una femmina speciale, alla quale portare rispetto e da trattare con devozione immacolata.

Con una penna, hai ricreato un universo diverso fatto di sole che non brucia, fichi d’india che non pungono e mare che non annega.
Hai colorato arancini e zagare; hai intrecciato reti di pescatori e trame; hai ucciso personaggi e preconcetti.

Tu, andando fuori dalla nostra isola, ne hai potuto fotografare i contorni più nitidi e puliti.
Hai potuto guardarla con l’autorevolezza e il rigore di un padre che ama la sua creatura.
Sei stato irremovibile ma non caino.
Duro ma mai feroce.
E ci hai regalato dignità diversa, nuove tonalità di caldo estivo e nuove piogge all’odore di salsedine.

Tu sei andato via da Girgenti ma sei sempre rimasto un siciliano, ancorato alla sua terra.
L’hai esplorata da lontano, affidandola al cuore di un figlio che avevi plasmato con l’inchiostro e con la cellulosa.

C’eri tu dietro gli occhi severi e limpidi del tuo amato Montalbano. C’eri tu dietro le sue gambe forti e scattanti.
C’eri tu dietro i suoi modi duri e la sua pelata cotta al sole.
Ci sei sempre stato tu su quella terrazza a guardare le onde, solo che lo hai fatto con gli occhi di Salvo, più lucidi dei tuoi, e ci sei sempre stato tu anche dentro un piatto di sarde a beccafico e un vassoio di cannoli.

Non lo so cosa pensa il commissario ora che tu non puoi suggerirgli più le parole ma, di sicuro, se esiste un universo parallelo che accoglie i personaggi che rimangono senza il loro creatore, so che lui è lì: a sentire, per te, “u scrusciu d’u mari” e ad ascoltare silenzi pieni di gratitudine e viscerale, immenso amore da destinarti, Andrea.

Senza di te, se ne va un pezzo del suo amore più grande: se ne va un pezzo della sua Uno; un pezzo di Punta Secca; un pezzo delle sue scarpe logorate dalla polvere.
Si perdono i confini del suo volto, delle sue azioni, delle sue voglie.
Se ne va Adelina, un faro sulla sabbia, una trattoria sul mare, Livia e tutte le vite che si sono intrecciate alla sua, fino a ora.

Io lo immagino Montalbano in questo limbo senza Dio.
È sulla battigia.
Guarda l’andirivieni delle onde.
È un Adamo senza un padre al quale somigliare; un uomo creato da una penna che non può più aggrapparsi ai capoversi; un insieme di righe e spazi bianchi senza una pagina su cui distendersi.

Accanto al tuo primogenito, ci sono tutti gli altri.
C’è Mimì Augello, ad esempio.
In qualche modo, sei stato anche lui.
Ti sei innestato nella sua passione sconfinata per la bellezza; nelle sue risposte pungenti, nella sua vanità sarcastica e nella sua eleganza semplice e senza tempo.
E poi, ti sei fatto piccolo piccolo e ti sei rannicchiato nell’ arguzia di Fazio, nel suo prevedere le domande, nella sua sapiente e quasi fastidiosa preparazione che però, mai sconfinava in saccenza.
Eri anche in Catarella.
Eri dentro la lingua strampalata del tuo personaggio più buffo.
C’eri tu dentro le porte chiuse male, le telefonate improbabili e quei simpatici fraintendimenti che tante risate ci hanno lasciato.

Loro erano te e tu eri loro e, tramite loro, ti sei regalato un’eterna Genesi dentro il tempo.

Grazie Camilleri.
Per essere stato il cantore di una Sicilia nuova e per averci regalato un nuovo orgoglio e una nuova consapevolezza su tutto il bello di cui siamo capaci, come siciliani.

Grazie mille per aver fatto un lavoro di scrittura che ci  ha riscattati da anni di fiction ignobili e inutili volte a deturpare persino la nobile lingua che parliamo, fino a farla diventare una macchietta.
Grazie per aver ridato il giusto colore ai limoni e alle arance, alle ginestre e alle spine, al male e al bene.

Grazie per aver protetto le nostre radici e le nostre contraddizioni, senza giustificarle ma, semplicemente, raccontandole nella verità delle loro origini.

Grazie maestro e custode della nostra verace gioia, per averci voluto così bene.
Noi siciliani, parlando di te, avremo sempre un rispetto raro perché oggi la Sicilia perde un cantore della sua essenza, un poeta della sua semplicità e due occhi saggi e fieri che, anche al buio, hanno saputo vedere più lontano e più in profondità di tanti altri.

Perdonaci se qualcuno qui ti ha rotto i cabbasisi; salutaci il dottor Pasquano che tanto hai amato e, adesso, con nuove pupille, goditi il meritato cielo.
So che saprai raccontarlo con parole, originali e bellissime, anche agli angeli che già lo conoscono e, magari, tra una storia su una nuvola e un aneddoto sul sole, troverai un momento per parlare ai cherubini di un certo Salvo che, adesso, lavora, col cuore spezzato, in un commissariato di Vigata.
Gli parlerai di quanto ti somigli e di quanto coraggio hai avuto a lasciarlo andare perché ti sopravvivesse.
A riprova che gli scrittori non muoiono mai, veramente e i Re di Girgenti, come te, segnano profondamente la storia camminando su passi lievi e pensieri leggeri come la brezza marina.

Di Sofia Muscato

“Franca Viola” la prima donna italiana che si oppose alla legge sul matrimonio riparatore

"Franca Viola" la prima donna italiana che si oppose alla legge sul matrimonio riparatore

“Franca Viola” la prima donna italiana  che si oppose alla legge sul matrimonio riparatore

Il 26 dicembre 1965, all’età di 17 anni, la siciliana Franca Viola viene rapita da Filippo Melodia, che la violenta e la tiene segregata per 8 giorni in un casolare.
All’epoca la legge italiana ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale in caso di matrimonio “riparatore”. Se Franca avesse spostato il suo rapitore avrebbe salvato il suo onore e quello della sua famiglia. In caso contrario sarebbe stata una “donna svergognata”.
Ma Franca si ribellò e si rifiutò di sposare Melodia, affrontando anche il difficile processo che ne seguì (in cui fu anche accusata di complicità con il suo rapitore).
Oggi Franca Viola è un simbolo di libertà e dignità per tutte le donne.
Ci sono comunque voluti altri 16 anni per l’abolizione della legge sul matrimonio riparatore (avvenuta nel 1981).

Franca non era una “femminista”, non si occupava di politica, non aveva compiuto studi particolari perché i genitori – contadini – avevano pochi mezzi. Franca nasce ad Alcamo, cittadina del trapanese da sempre ostaggio di “famiglie” mafiose che spadroneggiano come gli pare. È una bellissima ragazza, troppo bella forse, per il suo stesso bene, così almeno sembra ai compaesani malevoli. La sua bellezza e la sua verginità sono la sua unica dote, nella Alcamo degli anni Sessanta. E non è solo una bellezza, Franca. È una ragazza decisa, intelligente, una che non ha paura.

Coraggiosa quando respinge il pretendente Filippo Melodia, rampollo dell’aristocrazia mafiosa, quando suo padre e sua madre gli intimano che, con i suoi precedenti penali, non se ne parla , già allora Franca ed i genitori, Vita e Bernardo, mostrano un coraggio non da poco.

E coraggioso è suo padre, Bernardo, agricoltore, un uomo duro come la sua vita, privo di istruzione e con pochi soldi in tasca ma pieno di dignità, che fa spallucce davanti alle minacce di Filippo, alla pistola spianata sotto il naso (“chista è chidda che scaccia’ a testa a vossia!”), a Filippo e scagnozzi che gli devastano i campi e le vigne.

Fonte: Focus storia

“La mafia è una montagna di merda”

La mafia è una montagna di merda

“La mafia è una montagna di merda”

Si racconta che una sera Paolo Borsellino disse a Giovanni Falcone, il suo grande amico di sempre queste parole:

“Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte: ”Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello…

Quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero…

Ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti…

Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”

-Paolo Borsellino-

23 maggio 1992 -Per non dimenticare!

23 maggio 1992 – La strage di Capaci

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23 maggio 1992 la strage di Capaci

Quel pomeriggio, la terra ha tremato.

Nel palermitano, fra Capaci e l’Isola delle Femmine, l’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia di Erice registrava una scossa di terremoto, pari al terzo grado della scala Mercalli.

Mancavano pochi minuti alle ore 18.

Però l’effetto-terremoto durò pochissimo tempo.

Infatti , non c’era stato nessun terremoto…

Il 23 maggio 1992, Falcone e la moglie, arrivati da Roma a Palermo, saltarono in aria insieme ai i tre agenti della scorta mentre viaggiavano

lungo l’autostrada che collega l’aeroporto di Palermo con il capoluogo siciliano.

Partito da Ciampino con un jet di servizio , atterra all’aeroporto Punta Raisi di Palermo dopo un volo di 50 minuti circa.

Ad attenderlo trova 3 Fiat Croma blindate con la scorta.

Il giudice Falcone si mette alla guida della Croma bianca.

In macchina con lui ci sono la moglie e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza.

La macchina di Falcone è preceduta da una Croma marrone, con gli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo,

seguita da una Croma azzurra con gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.

Le auto prendono l’autostrada, dirette verso Palermo.

Alle 17:58, al chilometro 5 della A29, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine,

il sicario Giovanni Brusca, il mafioso incaricato da Totò Riina , aziona una carica di cinque quintali di tritolo, che era stata posizionata in una galleria scavata sotto la strada.

Pochi istanti prima dello scoppio, Falcone aveva rallentato per prendere qualcosa dal cruscotto della macchina.

Lo scoppio quindi travolge in pieno solo la Croma marrone.

I tre agenti della scorta muoiono sul colpo.

La macchina di Falcone si schianta contro il muro di cemento .

Falcone muore durante il trasporto in ospedale a causa del trauma cranico, causato dall’impatto contro il parabrezza e da varie lesioni interne.

La moglie Francesca muore invece in ospedale la sera stessa.

L’agente Costanza, che si trovava nella macchina con il giudice, rimane illeso.

Gli agenti della terza automobile rimangono feriti, ma non in pericolo di vita.

Ogni anno, in questo giorno, in sua memoria voglio ricordare perchè “Io non dimentico”

Giovanni Falcone
Nato il 18 maggio 1939-Palermo
Assassinato il 23 maggio 1992-Capaci

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.

Giovanni Falcone.

Spaghetti con acciughe salate e mollica alla siciliana

Spaghetti con acciughe salate e mollica alla siciliana.
Ricetta veloce per 2/3 perone

30 gr. di olio extravergine –3-4 filetti di acciughe salate (vanno bene quelle sott’olio) – 200 gr. di spaghetti – pangrattato tostato – prezzemolo –

Modifica la quantità di pasta in base alle tue abitudini.

Metti il pane grattugiato in una padella antiaderente con l’olio, aggiungi le acciughe e comincia a mescolare fino a quando il pane sarà diventato scuro ( non bruciato).

Fiamma medio/alta

Aggiungi un po’ di prezzemolo tritato e in fine un bel po’ di grana grattugiato , il grana grattugiato non prima della fine della cottura, altrimenti si brucia.

Farà fare una bella crosticina che andrà ad insaporire i tuoi spaghetti.

Soffriggi in una capace padella l’aglio schiacciato, aggiungi i filetti di acciughe schiacciandoli, i pomodorini tagliati in due, i pinoli, l’uva passa e fai insaporire.

Scolare gli spaghetti al dente, condisci con il pane abbrustolito e aggiungi il pane tostato.

In alternativa puoi preparare un sughetto con i pomodorini freschi, aglio e basilico e poi condisci con i pane abbrustolito, come detto sopra.

E’ ancora più gustoso.

Buon appetito!

Marcy